CURDI: UNA NOTTE DI MORTE TRA I PROFUGHI
CURDI: UNA NOTTE DI MORTE TRA I PROFUGHI

Uludere, Turchia, 13 apr. - (adnkronos/dpa) - Sono le quattro del mattino. Un urlo gonfio d'angoscia sveglia la tenda di Chalil, un curdo di 30 anni che con la sua famiglia, moglie e due figli di quattro e dieci anni, si e' rifugiato ad oltre duemila metri sulle montagne del Kurdistan iracheno, a pochi chilometri dalla Turchia. Poco piu' in la' Shamira - una sartina nata e vissuta a Kirkuk - piange senza piu' lacrime: si e' svegliata e' si e' accorta che il suo bambino di 19 mesi e' morto nelle sue braccia. Durante la stessa notte nell'improvvisato campo profughi sono morti altri 16 bambini tutti sotto gli otto anni di eta'.

Episodi come questi due settimane fa provocavano scene di disperazione tra i profughi curdi che cominciavano ad arrivare sulle montagne per sfuggire alla repressione delle truppe di Saddam Hussein. Ma oggi non c'e' piu' tempo di piangere e la morte di fame e di freddo e' diventata un'abitudine sulla quale i rifugiati non hanno il tempo di riflettere impegnati come sono a sopravvivere.

I primi aiuti umanitari paracadutati dagli aerei americani avevano fatto sperare i profughi, ma le cose non sono migliorate di molto. Ma perfino gli aiuti hanno causato tragici danni: secondo giornalisti britannici sulla scena sono almeno nove i morti, schiacciati dalle casse di viveri, il cui arrivo ha anche provocato disordini gravissimi. (segue)

(Liv/pl/adnkronos)