DATEMI UN LOCULO O VOTO SCHEDA BIANCA
DATEMI UN LOCULO O VOTO SCHEDA BIANCA

++++ DIARIO ELETTORALE ++++

Roma, 9 mar. (adnkronos) - Vuole un loculo, ma il Comune nicchia da due anni. Ora, per protestare, minaccia scheda bianca. Si e' stufata di attendere la signora Roberta Marian di Arsoli (Roma) che dal febbraio 1990 attende dal Comune un loculo: deve traslare la salma della madre da una tomba avuta momentaneamente in prestito e di cui la proprietaria reclama la restituzione.

ma NOn sa cosa fare: ''posso seppellirla nel giardino?'' chiede esasperata al Sindaco, e, intanto, per richiamare l'attenzione e scuotere il Comune dal ''silenzio di tomba'', ha deciso di deporre nell'urna scheda bianca.

Fuori i blasfemi dal tempio della politica: non votate chi bestemmia. A lanciare l'anatema, perentorio e sdegnato, e' Luciano Lincetto, editore della casa editrice ''Carroccio'' di Padova, che dal 1975 conduce una instancabile crociata contro i bestemmiatori.

Il primo fulmine cade sulla testa di Bossi: ''mi hanno detto che offende spesso i Santi. Tra le tante stupidita' che dice, questa e' la piu' grave. L'amministratore che bestemmia manca di rispetto a Dio, figuriamoci -tuona profetico- quanto potra' rispettare l'elettore''.

La campagna per stanare e mettere all'indice elettorale i bestemmiatori e' in pieno svolgimento: ''sono tanti, e faremo i nomi, uno ad uno'' promette Lincetto. E, per metterli alla gogna, chiede la collaborazione di tutti.

Prosegue la marcia di avvicinamento tra La Malfa e i ''pacciardiani''. Dopo il ponte lanciato alla componente ''presidenzialista'' repubblicana nel corso della convention di Cinecitta' (''il tema dell'elezione diretta del Capo dello Stato non e' estraneo alla storia e alla tradizione del Pri, da Pacciardi a Valiani'') il segretario repubblicano ha preso carta e penna, ed ha scritto a ''Lettera repubblicana'', il giornale dei circa due mila pacciardiani.

''noi non siamo e non saremo piu' un partito chiuso'' annuncia, riconfermando l'interesse e l'apertura del partito all'ipotesi presidenziale e scrive: ''io sento di poter dire, a quasi un anno dalla sua scomparsa, che a Pacciardi un successo elettorale noi glielo dobbiamo''.

Antonio De Martini, leader del ''comitato repubblicano per la Repubblica presidenziale'' risponde sullo stesso giornale assicurando al segretario l'attivo impegno elettorale della componente e ricordando, tra l'altro, le parole di Pacciardi, antico rivale di Ugo La Malfa, al momento dell'investitura di Giorgio alla segreteria: ''Non siamo come mafiosi, che si tramandano le rivalita' di padre in figlio, sono stato avversario di Ugo La Malfa, ma questo non significa che non veda in Giorgio il segretario del partito''.

Schiacciato tra nordisti e sudisti, il centro Italia e' il meno rappresentato al Parlamento: la parte del leone (il 42,2 per cento alla camera e il 42,3 per cento al senato) la fanno le regioni del nord; il sud e le isole hanno il 37,3 per cento della camera e il 36,2 per cento del senato; il centro Italia solo il 18,4 per cento alla camera e il 19,1 per cento al senato.

Peggio del ''centro Italia'' sta la rappresentanza di ''Terra straniera'': i deputati ''esteri'' sono il 2,1 per cento e i senatori il 2,5 per cento.

Nell'affannosa ricerca del voto c'e' pure qualche candidato che trova il tempo anche per piu' nobili intendimenti: Giulio Caradonna, candidato del Msi, si preoccupa di ricordare agli elettori che, questa volta, la preferenza non si da con i numeri, ma scrivendo il nome per esteso, pena la nullita' del voto.

E a questo messaggio didattico ha perfino sacrificato uno spazio dei propri manifesti: ''non date numeri'' avverte, e, subito dopo, approfittando dell'occasione, esce allo scoperto, consigliando: ''votate Caradonna''.

Aboliamo le mimose per la festa della donna ''hanno una connotazione troppo riduttiva e settaria'', e sostituiamole con le rose, che sono un mezzo ''meno demagogico, piu' profumato e simbolico per far capire quanto l'uomo desideri una valorizzazione del ruolo della donna nella tradizione e nel lavoro''.

La rivoluzione floreale dell'8 marzo e' stata proposta dal generale Gianalfonso D'Avossa, candidato del Psdi a Gorizia. E, per sottolineare la sua solidarieta' al mondo delle donne, il generale auspica che il gentil sesso conquisti sempre piu' spazi, non tanto in competizione con l'uomo, ma proprio al suo fianco...''per farlo sentire meno solo''.

(cat/pe/adnkronos)