CALVI: TESORO NON SUO, DICE LEGALE DI BERTI
CALVI: TESORO NON SUO, DICE LEGALE DI BERTI

Roma, 22 ott -(Adnkronos)- Il tesoro c'e', ma non e' di Calvi. Il presidente del vecchio Banco Ambrosiano trovato morto a Londra nel 1982 non e' tra i ''legittimi proprietari'' dei seimila miliardi che giacciono in una cassetta di sicurezza a Ginevra, e il ''banchiere di Dio'' avrebbe solo fiutato la possibilita' di ottenere garanzie bancarie per salvare l'istituto milanese in gravi difficolta' finanziarie. Le nuove rivelazioni, all'indomani della deposizione di Alberto Jaime Berti, il finanziere venezuelano che ha denunciato l'esistenza del ''tesoro'', arrivano dal suo legale, Ferdinando Catanzaro, che in un'intervista illustra tutti i passaggi del meccanismo internazionale per il riciclaggio del denaro che vede coinvolti molti paesi tra i quali la Santa Sede. L'avvocato Catanzaro ha ripercorso la deposizione resa da Berti davanti ai giudici puntualizzando le inesattezze, secondo lui, emerse.

LA STORIA

Tutto - racconta Catanzaro riferendo la deposizione di Berti - inizia nell'82, non a Londra, come e' stato detto, ma a Caracas, quando nello studio del mio cliente si presenta Luis Baron Mora Figueroa, persona vicina a Jose Maria Riuz Mateos (finanziere spagnolo gia' coinvolto in uno scandalo nel suo paese, dai rapporti piuttosto burrascosi con l'Opus Dei, ndr.). Berti viene interpellato per una grossa operazione finanziaria come presidente dell'Inneclesia (Istituto per gli affari economici ed amministrativi della Chiesa). Per il rituale con il quale si presenta, Berti ha ragione di credere in buona fede che Figueroa sia persona inviata da ambienti molto vicini al Vaticano. (segue)

(Gia-Liv/Zn/Adnkronos)