MORO: PATRIZIO PECI E I ''MISTERI''
MORO: PATRIZIO PECI E I ''MISTERI''

Roma, 22 ott. -(Adnkronos)- ''Non sono in grado di indicare chi materialmente sparo' contro l'on. Moro''. Neppure Patrizio Peci, il primo grande pentito delle Brigate rosse, era stato in grado -nel 1980- di fornire ai magistrati indicazioni sul -o sui- killer del presidente democristiano. Ora la testimonianza di Adriana Faranda sembra ripempire questa lacuna. Ma l'intera vicenda rimane costellata di ''buchi neri'' e di lati oscuri, come ad esempio quelli relativi al numero dei partecipanti all'azione, alla prigione di Moro, alla moto su cui sarebbero saliti, per la fuga, alcuni componenti del commando di via Fani.

La prigione: nessun brigatista ha mai confermato che Moro sia rimasto -per i 55 giorni del sequestro- a via Montalcini. La convinzione degli inquirenti che l'abitazione sia stata utilizzata come unica prigione del leader Dc nasce sostanzialmente dal fatto che la casa era intestata a Anna Laura Braghetti, indicata come uno dei carcerieri. Ma Patrizio Peci, in piu' occasioni e davanti a diversi magistrati (tra i quali Giancarlo Caselli, all'epoca giudice istruttore a Torini, e a Ferdinando Imposimato, giudice istruttore a Roma) ha parlato di un ''negozio'' gestito da due ''irregolari'' Br -una coppia di coniugi- regolarmente ''funzionante''. Come e' emerso da successive indagini, i due erano Alessio Casimirri e Rita Algranati, entrambi componenti del commando che agi' in via Fani. Il negozio -articoli sportivi- si trovava nei pressi di via del Casaletto, sulla strada per via Montalcini.

Patrizio Peci -che negli interrogatori afferma di aver appreso le sue informazioni direttamente da Raffaele Fiore, capo della colonna torinese delle Br e membro del gruppo di fuoco di via Fani- non esclude che vi siano state altre ''prigioni''. Si limita a parlare, pero', di due soli ''custodi'': Prospero Gallinari, che avrebbe avuto il compito di vigilare su Moro, e Mario Moretti, che avrebbe condotto gli interrogatori. Per quanto riguarda la presenza di un quarto uomo, invece, alcuni elementi emergono dalla istruttoria a suo tempo compiuta dal giudice veneziano Carlo Mastelloni. Nella sentenza di rinvio a giudizio si sottolinea la presenza a Roma, durante le settimane del sequestro, di uno dei titolari della scuola di lingue parigina ''Hiperyon'', piu' volte indicata come crocevia di piste terroristiche. (segue)

(Rep/Zn/Adnkronos)