SANTA SEDE-SUDAFRICA: RELAZIONI DIPLOMATICHE (2)
SANTA SEDE-SUDAFRICA: RELAZIONI DIPLOMATICHE (2)

(Adnkronos) - ''L'influenza dei leader religiosi in Sudafrica, per l'80 per cento cristiano -afferma l'ambasciata sudafricana- e' fuori discussione. Intanto perche', a differenza di quanto avviene in altri paesi, la religione e' finora rimasta estranea alle cause scatenanti della violenza. Giova poi ricordare che la religione ha sempre svolto un ruolo fondamentale nel bene e nel male, nella storia del Sudafrica. Nel male, se pensiamo che il sistema di apartheid fu la rigida trasposizione politica di quella che era una ferma convinzione dei boeri calvinisti, basata su alcuni passi biblici (Atti 17,26; Deuteronomio, 32,8; Genesi) e cioe' che ai bianchi competesse l'onere di portare la civilta' agli altri popoli. Ma anche nel bene, se si pensa che il processo di trasformazione del Sudafrica prende le mosse proprio dalla ritrattazione di questa teoria''.

''L'inizio della fine dell'apartheid -si legge ancora- non e' cominciato solo con la liberazione di Nelson Mandela, o con l'avvio dei primi colloqui formali 3 anni e mezzo fa tra ANC e governo di Pretoria. Lo slancio decisivo e' arrivato verso la fine del 1990 con la conferenza interconfessionale di Rustenburg, dove i capi della chiesa riformata olandese di matrice calvinista fecero pubblica ammenda per il ''peccato di apartheid''. Addirittura, secondo altri, l'avvio di questo processo risalirebbe al 1986, quando il sinodo calvinista decreto' che la Bibbia non poteva essere considerata la base dell'apartheid perche' non era un manuale politico. (segue)

(Red/Zn/Adnkronos)