TEATRO: GRAVINA E SBRAGIA, VITTIMA E AGUZZINO ALL'ELISEO
TEATRO: GRAVINA E SBRAGIA, VITTIMA E AGUZZINO ALL'ELISEO
''LA MORTE E LA FANCIULLA'' SUL CILE DI PINOCHET

Roma, 6 apr. (Adnkronos) - La colonna sonora si fa teatro: il celebre Quartetto d'archi ''La morte e la fanciulla'' composto da Schubert prende forma e sostanza sulla scena, grazie al lavoro di Ariel Dorfman dal titolo omonimo. Sotto i riflettori, il dramma di una donna, torturata e violentata nel Cile di Pinochet, che per una combinazione del fato, a dittatura abbattuta, si ritrova in casa l'aguzzino di allora. L'emozione le suggerisce di imbastire un processo sommario, con l'uomo imbavagliato e legato alla sedia, sotto la minaccia di una pistola. Ma il desiderio 'giustizialista' trova un ostacolo nel marito della donna, che proprio il giorno prima ha ricevuto dal nuovo governo il prestigioso incarico di presiedere la commissione d'indagine sui delitti del regime. Il finale e' lasciato volutamente aperto dall'autore: si puo' trovare la giustizia al di fuori della legge? E la legge e' sempre sinonimo di giustizia?

Il dramma di Dorfman, tradotto da Guido Almansi e Claude Beguin, e' in scena da ieri al teatro Eliseo di Roma. La regia e' curata da Giancarlo Sbragia, che interpreta anche il ruolo del medico-aguzzino. Le altre interpretazioni sono affidate a Carla Gravina e a Giancarlo Zanetti. Le scene e i costumi sono di Sebastiano Romano, la libera elaborazione della musica di Schubert e' opera di Ottavio Sbragia, primo violino Luigi De Filippi. Si replica fino al primo maggio. La prima assoluta di ''La morte e la fanciulla'' data 9 luglio 1991 e vede alla Royal Court Up Stairs di Londra un trio d'eccezione formato da Gene Hackman, Glenn Close e Richard Dreyfuss.

''Il quartetto di Schubert dipana, smembra, ricompone, frantuma la stupenda trama sonora in un gioco di omissioni, smemoratezze, violenze e oscenita' - si legge sulle note di regia scritte da Giancarlo Sbragia - Come nel rovescio di un tappeto i nodi del disegno appaiono misteriosi ma la tessitura esprime chiaramente la volonta', la necessita' di dare vita ad un'opera compiuta; cosi', di nodo in nodo, i protagonisti di questa vicenda compiono caparbiamente la ricerca di un ordine etico in cui riconoscersi e nel quale sia ancora possibile vivere''.

(Bon/As/Adnkronos)