CUSANI: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA
CUSANI: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

Milano, 1 giu. (Adnkronos) - ''Si e' trattato della realizzazione di una distorta politica industriale, che riconosceva l'imprescindibile esigenza di finanziare il mondo politico per il raggiungimento dell'oggetto sociale''. Con queste parole iniziano le conclusioni delle motivazioni della sentenza di condanna di Sergio Cusani ad otto anni di reclusione, depositate oggi dal presidente della seconda sezione penale Giuseppe Tarantola.

Secondo Tarantola, Sergio Cusani ha agito ''con lucida determinazione allo scopo di raggiungere il profitto che si prefiggeva unitamente a Gardini, Sama e Garofano, operando una netta scelta di campo tra una attivita' professionale corretta ed una basata sulle sole capacita' distorsive del denaro''. L'azione e' stata condotta per ''ottenere un gradimento presso le forze politiche determinanti nella vita del paese e quindi alla ricerca di incrementare il proprio potere personale''. Quanto alla condotta dell'imputato ''egli ha realizzato un meccanismo finanziario al fine di non consentire una facile ricostruzione dei movimenti effettuati''.

Il Tribunale ha deciso di non concedere le attenuanti generiche a Cusani in quanto ''l'intelligenza, la preparazione culturale, l'estrazione sociale e l'incensuratezza non possono costituire elementi di attenuazione della pena: si tratta infatti di condizioni che hanno facilitato la commissione dei reati''.

Secondo Tarantola, Cusani ''non ha certo agevolato il lavoro degli inquirenti e del Tribunale, anzi ha cercato di condurre le indagini solo in alcune direzioni da lui ben individuate. L'unica possibile motivazione -sostiene Tarantola- per la concessione delle circostanze attenuanti sta nel diverso trattamento usato dalla procura della Repubblica di Milano nel perseguire i reati a suo carico rispetto a quelli a carico dei correi''. (segue)

(Nsp/Gs/Adnkronos)