HAITI: L'AMBASCIATORE A ROMA RESPINGE L'ACCORDO
HAITI: L'AMBASCIATORE A ROMA RESPINGE L'ACCORDO

Roma, 20 set (Adnkronos)- Nominato nel 1991 dal deposto presidente Jean-Bertrand Aristide, l'incaricato d'affari di Haiti in Italia, il ministro plenipotenziario Christian Bonaparte, giudica l'accordo di Port-au-Prince ''non in linea con le risoluzioni delle Nazioni Unite e con gli Accordi dell'Isola del Governatore'' del tre agosto del 1993. ''Il cosiddetto accordo e' un'intesa tra mediatori che non rappresentavano ne' l'amministrazione americana, ne' l'Onu -dichiara Bonaparte all'Adnkronos- Non era piu' il tempo di dialogare con persone che gia' avevano dimostrato la volonta' di non rispettare la propria parola''. Pur riconoscendo che l'accordo ''ha evitato che molto sangue venisse versato per nulla, perche' c'era un piano dei militari di eliminare migliaia di oppositori'', Bonaparte non vede ''come sia possibile che la piu' grande potenza del mondo abbiano avuto dal Consiglio di Sicurezza il mandato di firmare un accordo con un presidente non riconosciuto dalla comunita' internazionale e con il quale non si era mai accettato prima di parlare''.

''Dubito molto che i militari cederanno il potere alla data fissata del 15 ottobre. Sono narcotrafficanti, briganti e codardi -continua il diplomatico aristidista- l'accordo parla di una gestione congiunta e impone la legge marziale fino a quella data, ma non vi si accenna alle istituzioni democratiche o alla Costituzione. Dubito che l'obiettivo reale dell'accordo sia stato il ripristino della democrazia a Haiti: la democrazia e' stata il piu' grande perdente. Si garantisce addirittura la pensione, pagata dal popolo, agli stessi militari che hanno torturato e assassinato il popolo''.

(Lun/Bb/Adnkronos)