RAI: ORSENIGO, ECCO PERCHE' IL NO A PIANO EDITORIALE (3)
RAI: ORSENIGO, ECCO PERCHE' IL NO A PIANO EDITORIALE (3)

(Adnkronos) - A giudizio di Orsenigo, fra l'altro, il piano editoriale appare orientato verso la tematizzazione delle reti ''in modo generico e confuso''. ''Manca ogni riferimento al coordinamento tra le offerte di ciascuna rete nel quadro di una linea editoriale complessiva'', ''la caratterizzazione editoriale delle testate giornalistiche appare piu' incentrata sui target che sui contenuti'', ''manca del tutto la definizione di indici, anche quantitativi, in ordine allo spazio dedicato ai programmi di 'caratterizzazione' delle reti''.

Orsenigo rileva come ci siano ''evidenti limiti anche rispetto alla collocazione della Rai nel mercato quale soggetto in concorrenza commerciale con gli altri operatori privati del settore''. E registra la ''completa mancanza della definizione di obbiettivi e risultati a cui tendere in termini di ascolto'', non precisando, di riflesso, ''in quale misura la programmazione del servizio pubblico sia ispirabile da interessi commerciali''.

E ancora, ''manca ogni previsione di misure atte a garantire la pluralita' delle espressioni all'interno dei programmi informativi'', come ad esempio, forme di equal time, ''mancano i riferimenti ad alcune tipologie di programmazione peculiari del servizio pubblico'', come la rete radiofonica per i lavori parlamentari, le trasmissioni dell'accesso, le trasmissioni per le minoranze linguistiche. Poi ''mancano riferimenti importanti ai compiti istituzionali della Rai riguardo alle trasmissioni destinate ai connazionali all'estero'', manca ogni riferimento ad iniziative concrete attraverso cui realizzare la promozione della cultura nazionale e la tutela e la promozione del patrimnio audiovisivo nazionale ed europeo''.

Per Orsenigo ''la mancanza di un quadro strutturale di riferimento e la fretta con la quale il piano editoriale e' stato realizzato, traspaiono dalla estrema genericita' dei contenuti del piano. Inoltre, la delibera della commissione di vigilanza del 27 luglio del '93, presupposto al quale il piano si richiama ripetutamente, e' piu' volte disattesa''.

(Rgg/Gs/Adnkronos)