PSI: GIUGNI, ECCO IL ''SI'''
PSI: GIUGNI, ECCO IL ''SI'''

Roma, 12 nov. (Adnkronos) - Prospettive della sinistra in generale e dei socialisti in particolare, in questa fase di passaggio dal Psi alla nuova formazione politica ''si''. Ne ha parlato il presidente del partito socialista, Gino Giugni, incontrando i giornalisti insieme al deputato progressista Alberto La Volpe e al parlamentare europeo Riccardo Nencini. L'ex ministro del Lavoro e' stato particolarmente critico con le scelte della minoranza interna di Enrico Manca e Fabrizio Cicchitto e con quelle di Valdo Spini: tenzoni cavalleresche -le ha definite- avremmo potuto risparmiarcele con tanto di guadagnato per la nostra dignita'''. E riprendendo una recente battuta sulla costituente laburista (''la scissione dell'atomo'' l'aveva giudicata) ha aggiunto: ora il premio nobel dovra' essere assegnato ex aequo, speriamo che si fermino a due''.

Quanto al nuovo soggetto che prendera' il posto del Psi l'ex ministro del Lavoro ha sottolineato che si intraprende ''un cammino verso l'aggregazione, senza megalomanie di autosufficienza e senza voler essere aggregati. Cercheremo rapporti di parita' con gruppi che si muovono in consonanza con noi''. Per quanto riguarda il rapporto con il Pds, la linea da seguire e' quella ''di marciare separati e colpire uniti, senza mescolanze''. Solo cosi', infatti, secondo Giugni sara' possibile recuperare ''un'area di opinione che sta a sinistra ma che non vota Pds''. Per l'ex ministro del Lavoro, infatti, pesa ancora il fatto che il Pds ''sia stato un partito stalinista. Io credo nella sua conversione, ma da solo non riesce ad irradiare questa immagine''.

E poi da Giugni e' arrivato l'invito alla sinistra ad avviare un processo di rinnovamento, a cominciare dall'abbandono della definizione di progressisti. A un ammonimento: '''estote parati' mi ripetevano al catechismo. Pensavamo, all'indomani delle elezioni del 28 marzo che dovevamo aspettare 5 anni per rifarci. In realta' dobbiamo essere pronti, perche' anche da questo Parlamento puo' uscire un governo nuovo, anche se non e' facile farlo. Dire che quella che e' uscita dalle elezioni e' una maggioranza istituzionale e' infatti un'interpretazione errata, che non risponde ai principii della costituzione del maggioritario, della realta' politica''.

(Sam/As/Adnkronos)