PENSIONI: SINDACATI SCRIVONO A PIVETTI E SCOGNAMIGLIO (2)
PENSIONI: SINDACATI SCRIVONO A PIVETTI E SCOGNAMIGLIO (2)
I TRE CAPISALDI DELLA RIFORMA PENSIONI

(Adnkronos)- Nelle cinque cartelle, i tre leader sindacali espongono le ragioni della loro opposizione alla finanziaria: iniqua sul fronte delle entrate, sproporzionate rispetto le uscite e che colpiscono sopratutto lavoratori dipendenti e pensionati; negativita' del ricorso ai condoni che coprono oltre un terzo delle entrate complessive e che fronteggiano i 32 mila mld. da risparmi o trasferimenti a enti locali e persone fisiche.

E poi, scrivono ancora entrando nel merito, si tratta di una manovra che parte da un presupposto sbagliato: non esiste infatti alcun disastro previdenziale, affermano i sindacati, e che si snoda su linee altrettanto errate quando riduce fortemente gli investimenti e dimentica di finanziare ricerca, innovazione e formazione. E ancora la riduzione dei finanziamenti al Mezzogiorno e a favore dell'occupazione puo' produrre 'gravi disastri'. Come non bastasse il ricorso al fiscal drag per finanziare la ricostruzione delle zone alluvionate non e' altro che ''la negazione della solidarieta' sociale che deve coinvolgere tutti quanti''.

Dopo le critiche e i perche', le proposte: sopratutto sul fronte pensioni. Vogliamo una riforma previdenziale, spiegano Cofferati, D'Antoni e Larizza, basata su tre capisaldi: l'armonizzazione dei trattamenti pensionistici col vincolo dell'equilibrio finanziario e solidarieta' tra i fondi; i rendimenti che devono essere uguali per tutti e pari al 2 per cento (ci sono infatti spiegano ancora 7 milioni di lavoratori che godono di un rendimento compreso tra il 2,34 e 3 per cento); la flessibilita' del sistema sulla base del diritto ad andare in pensione a partire da 35 anni di contributi e fino a 40 anni. Non manca, infine, la richiesta di una separazione netta tra previdenza e assistenza che deve essere a carico della fiscalita' generale.

(Sec/Bb/Adnkronos)