ARCHEOLOGIA: POMPEI E VELEIA, ''DOPPIO COMUNE DESTINO''
ARCHEOLOGIA: POMPEI E VELEIA, ''DOPPIO COMUNE DESTINO''

Roma, 23 Dic. (Adnkronos)- Un 'doppio destino' comune per Pompei e Veleia Romana (Piacenza): prima cancellate, o meglio occultate, da un terribile evento naturale, poi scoperte, nella meta' del '700, da due personaggi della medesima famiglia: rispettivamente Carlo III di Borbone e il fratello Ferdinando, duca di Parma.

La scoperta archeologica di Veleia Romana, sull'Appennino piacentino -i cui scavi sono ripresi questa estate dopo due secoli e mezzo di oblio- si arricchisce ogni giorno di ricognizioni e ipotesi storiche molto importanti grazie all'impegno di un team di esperti: 25 archeologi provenienti dalle Universita' di Urbino e Pavia e dall'University College di Londra, sotto la direzione della soprintendenza dell'Emilia Romagna.

L'indagine ha permesso anche di avanzare attendibili congetture sulla fase pioneristica della storia della citta' e sulle cause della sua scomparsa. In particolare attraverso le indagini stratigrafiche, l'eta' approssimativa della rifondazione della citta' -da parte dei romani su un antico insediamento ligure- risulta compresa tra il tardo periodo repubblicano (dal 70 al 30 a.C.) sino alla meta' del I secolo d.C.

Al primo periodo risalgono infatti i resti romani piu' antichi, al secondo periodo l'area forense, costruita presumibilmente nel momento di massima espansione della citta'. La rifondazione e la definitiva espansione di Veleia copri' un periodo di 120 anni con un considerevole investimento di risorse, tanto da imporre un intervento statale. Ne fu con ogni probabilita' promotore Calpurnio Pisone, originario del luogo e parente di Cesare.(Segue)

(Pal/As/Adnkronos)