ICEBERG: VISCONTI, LA COLPA NON E' SOLO DELLA TEMPERATURA
ICEBERG: VISCONTI, LA COLPA NON E' SOLO DELLA TEMPERATURA
ATTENTI ALLE CORRENTI OCEANICHE

Roma, 28 feb. -(Adnkronos)- Nessun allarme, almeno per ora il gigantesco iceberg che si e' staccato in Antartide non dovrebbe avere conseguenze particolari. ''E' ancora troppo presto per parlare -avverte il professor Guido Visconti, climatologo dell'universita' dell'Aquila- Bisognerebbe prima capire se negli anni passati si sono verificati fenomeni simili. Per esempio, sappiamo che una decina di anni fa ci fu una notevole discarica di iceberg in Alaska, nell'emisfero settentrionale. Senza conseguenze''. Una cosa comunque e' certa: la temperatura e' soltanto una delle cause che determina la formazione e la rottura di questi iceberg. ''Un'altra, molto importante, e' quella legata alle correnti marine: si possono cioe' verificare particolari condizioni delle correnti dell'Oceano che circonda l'Antartide. E per quella zona del Pianeta questo fenomeno rappresenta una causa molto piu' importante rispetto all'aumento della temperatura''.

Ma anche se la causa fosse legata all'aumento della temperatura, sostiene ancora Visconti, non e' detto che l'effetto finale debba essere quello di un progressivo cambiamento del clima su tutto il Pianeta, quel fenomeno che gli scienziati definiscono effetto serra: ''potrebbe anche verificarsi il fenomeno opposto, e cioe' un raffreddamento del Pianeta -spiega- Studiando soprattutto la fase finale delle glaciazioni, si e' osservato che la Terra andava gradualmente riscaldandosi. Poi, a un certo punto, questo riscaldamento provocava delle vere e proprie flotte di iceberg che si staccavano soprattutto nell'emisfero settentrionale. Poiche' gli iceberg sono formazioni di acqua dolce, quando si sciolgono bloccano la circolazione oceanica, provocando un generale raffreddamento della Terra, o almeno delle zone in cui si trovano questi iceberg. E, quasi immediatamente, si ritornava in condizioni glaciali''.

In ogni caso Visconti invita alla prudenza e, soprattutto, ad evitare facili allarmismi: ''Credo che, almeno per il momento, si possa stare tranquilli. La comunita' scientifica ha di fronte a se' problemi molto piu' importanti dei quali occuparsi''.

(Arc/Pn/Adnkronos)