CONSULTA: BENEFICI A DETENUTI NON COLLABORANTI, MA PENTITI
CONSULTA: BENEFICI A DETENUTI NON COLLABORANTI, MA PENTITI

Roma, 1 mar. (Adnkronos) - Quei detenuti, condannati per reati di criminalita' organizzata, che, pur essendosi pentiti di quello che hanno fatto, non sono pero' in grado di collaborare con la giustizia perche' i fatti che li hanno visti protagonisti sono gia' stati chiariti, possono comunque usufruire dei permessi premio e della liberta' condizionale, in base a quanto previsto per tutti gli altri detenuti.

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale dell'articolo 4 bis, primo comma secondo periodo della legge 26 luglio 1975, n.354, come sostituito dall'articolo 15, primo comme, lettera a) del decreto legge 8 giugno 1992,n.306, convertito nella legge 7 agosto 1992, n.356, nonche' l'illegittimita' costituzionale dell'articolo 2, primo comma, del decreto-legge 13 maggio 1991, n.152, convertito nella legge 12 luglio 1991, n.203.

Il primo articolo e' stato dichiarato illegittimo perche' non prevede che i permessi premio e gli altri benefici possano essere concessi anche nel caso in cui l'integrale accertamento dei fatti e delle responsabilita' operato con sentenza irrevocabile renda impossibile un'utile collaborazione con la giustizia, sempre che siano stati acquisiti elementi tali da escludere in maniera certa l'attualita' di collegamenti con la criminalita' organizzata. Per lo stesso motivo e' stato dichiarato illegittimo l'articolo 2 della legge del '91 nella parte in cui non prevede che si possa concedere la liberta' condizionale a quei detenuti che si trovano nelle medesime condizioni. (segue)

(Rao/Gs/Adnkronos)