TERRORISMO: ALLARME DALLA CIA (2)
TERRORISMO: ALLARME DALLA CIA (2)

(Adnkronos) - ''Y'', ha spiegato Freeh, entro' negli Stati Uniti nel 1989, grazie ad un visto esteso anche alla moglie, per un programma speciale di scambi. Inizio' a frequentare una delle maggiori universita' del paese e -secondo quanto appurato dall'Fbi- continuo' durante tutto il periodo di permanenza negli Stati Uniti a lavorare per un'organizzazione terroristica internazionalmente nota, svolgendo un ruolo di spicco nel finanziamento, nelle comunicazioni, nell'amministrazione.

''Y'' non aveva infranto alcuna delle norme che regolano l'ingresso nel Paese, e per questo non poteva essere espulso e deportato in base a procedure ''normali''. Ne' poteva l'FBI rivelare le informazioni riservate raccolte sul conto del terrorista senza ''causare un danno irreparabile alla sicurezza nazionale''. Il nuovo Omnibus Counterterrorism Act potrebbe invece -ha affermato Freeh- risolvere la questione, rivelando di ''Y'' e altri stranieri solo un minimo di prove a loro carico, ed affidando ad una commissione speciale di giudici della corte distrettuale federale la gestione dei procedimenti.

Solo nei casi rarissimi, in cui anche il solo rivelare il ''sunto'' delle notizie riservate raccolte sulla persona straniera (e necessarie a processarla ed espellerla) potrebbe causare la morte od il ferimento di una persona, il giudice sarebbe autorizzato ad analizzare le prove senza sottoporle all'imputato. Ed e' proprio quest'ultima parte, ovviamente, ad aver scatenato reazioni oltraggiate, anche nel dibattito che e' stato avviato in seno alla commissione della Camera dopo l'intervento di Studeman. (segue)

(Cin/Zn/Adnkronos)