PENSIONI: DA DOMANI LA PAROLA ALLE URNE (2)
PENSIONI: DA DOMANI LA PAROLA ALLE URNE (2)
ATTESI 5 MILIONI DI VOTI

(Adnkronos) - L'appuntamento con le urne e' stato preparato con cura dalle tre confederazioni: per informare i lavoratori sui contenuti della riforma, i dirigenti di Cgil Cisl e Uil hanno tenuto ben 41 mila assemblee in tutta Italia, di cui oltre 10 mila in Lombardia, 8 mila in Emilia Romagna, oltre 3 mila in Piemonte. Meno impressionanti le cifre del sud: in Campania si sono svolte 994 assemblee, 700 un Puglia, 600 in Sardegna, 2.000 nel Lazio; tuttavia, fanno notare i sindacati, il numero delle assemblee e' piu' che raddoppiato rispetto alla precedente consultazione sull'accordo di luglio 1993.

Il confronto diretto con i lavoratori e' andato nel complesso piuttosto bene, ma nelle grandi fabbriche del Nord non sono mancate manifestazioni di 'malessere' rispetto alla riforma proposta dai sindacati. Piu' che l'esito del voto (praticamente scontata la vittoria del 'si'), ai sindacati preme tuttavia l'afflusso alle urne, che Cgil Cisl e Uil si augurano massiccio. ''Le assemblee informative - spiega il segretario organizzativo della Cgil Carlo Ghezzi - si sono svolte in un clima spesso inquinato da strumentalizzazioni politiche, che sicuramente non ha favorito l'approfondimento del merito dell'accordo. Per questo, riteniamo che quanto piu' sara' massiccia la partecipazione al voto, tanto piu' questa consultazione pesera' sull'iter parlamentare della riforma, e sull'atteggiamento delle forze politiche impegnate nel dibattito sulla legge''.

Ghezzi ricorda infine che il voto sulla riforma costituisce per il sindacato ''una iniziativa senza precedenti, che avra' ripercussioni sui tratti futuri del sindacalismo confederale''. La sola esperienza paragonabile e' quella della consultazione sull'accordo del 23 luglio 1993: in quell'occasione furono tenute 26.700 assemblee, per un totale di 3 milioni e 600 mila lavoratori coinvolti, ma i votanti furono solo un milione 300 mila. Questa volta, Cgil Cisl e Uil sperano di ottenere il voto, positivo o negativo, di almeno 5 milioni di persone. (Nnz/Pe/Adnkronos

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