SUDAN: SI COMPLICA IL CASO MEO
SUDAN: SI COMPLICA IL CASO MEO

Khartoum, 9 giu. -(Adnkronos)- Si complica il caso di Giuseppe Meo. Il medico italiano fermato il 28 maggio scorso nel Sudan meridionale dall'esercito di Khartoum, rischia di essere processato per spionaggio. Il ministro della Giustizia sudanese, Aziz Shiddo, che ricopre anche la carica di Procuratore generale della Repubblica, ha annunciato sulle onde dell'emittente ufficiale Radio Omdurman che intende processare Meo per ''attivita' di spionaggio'' e a sostegno della guerriglia cristiano-animista dell'Esercito di liberazione del popolo sudanese (Spla), in guerra contro Khartoum dal 1983.

L'ambasciatore d'Italia in Sudan, Maurizio Battaglini, raggiunto a Khartoum dall'Adnkronos in un afoso ed addormentato venerdi' estivo sudanese, ha rilevato che a Meo vengono imputate due violazioni del sistema giuridico sudanese: l'essere penetrato in Sudan senza autorizzazione con un aereo partito da Lokichoggo, in Kenya, e l'essere atterrato in una zona militare proibita, Paryang. ''Noi speriamo che l'abbia fatto in buona fede'', ha sottolineato l'ambasciatore. Altre fonti sudanesi interpellate dall'Adnkronos tendono a gettare acqua sul fuoco: ''si dovranno compiere degli accertamenti -hanno detto a condizione di anonimita'- ma riteniamo che la questione finira' per essere risolta amichevolmente''.

Meo -57 anni, torinese, direttore della organizzazione non governativa Comitato collaborazione medica (Ccm)- e' stato fermato a Paryang, nell'Alto Nilo. Il medico italiano era penetrato dal Kenya insieme al collega sudanese Hashim Ziada in una zona del Sudan che riteneva controllata dai ribelli, ma proprio in quei giorni Khartoum aveva lanciato un'incursione delle forze governative nella regione.

(Lun/Pn/Adnkronos)