MODA: LA CHIESA LA METTE SOTTO ACCUSA (2)
MODA: LA CHIESA LA METTE SOTTO ACCUSA (2)
PADRE CONCETTI - RAFFAELLA CURIEL

(Adnkronos) - Dello stesso parere padre Gino Concetti. ''Dal modo in cui uno si veste riflette la sua personalita' -ha detto il noto teologo- tuttavia ci sono ambienti che richiedono modi di vestire specifici: andare in chiesa, per esempio, richiede un abito decente cosi' come partecipare ad una cerimonia pubblica. Lo stesso dicasi per la spiaggia dove occorre indossare costumi che coprano almeno le parti intime. Arrivare al nudismo vuol dire sfidare la natura. Non si puo' infatti continuare a ridurre ai minimi termini gli indumenti per mostrare parti del corpo che, nella cultura civile, offenderebbero il senso del pudore del prossimo. Spesso la moda -anche se non tutta- esagera. Gli stilisti che veramente vogliono rispettare la dignita' umana (e ce ne sono) devono creare modelli che riflettono questa esigenza fondamentale della persona''.

Immediata la replica di due note stiliste: Raffaella Curiel e Marta Marzotto. Per la Curiel, una delle piu' note couturier italiane, ''fare moda non vuol dire fare erotismo -ha affermato- Se la donna si spoglia troppo perde infatti il suo fascino. In questo concordo pienamente con il cardinale Tonini e padre Concetti. Trovo invece sbagliato mettere sempre sul banco degli imputati la moda, dimenticando che questo comparto costituisce la seconda voce attiva nelle esportazioni italiane e fornisce lavoro a centinaia di migliaia di persone. Che le case produttrici di abiti sbaglino a mettere in commercio modelli spesso discinti sono d'accordo, pero' gli stilisti devono poter fare un prodotto commerciale altrimentino vendiamo piu'. (segue)

(Gia/Pn/Adnkronos)