HARRY WU: ''NON PENSAVO ALLA LIBERTA''' (2)
HARRY WU: ''NON PENSAVO ALLA LIBERTA''' (2)

(Adnkronos) - Isolato in una stanza del cosiddetto ''Centro di recupero della pubblica sicurezza'', Wu non aveva alcun contatto con il mondo esterno e non era quindi a conoscenza dell'attenzione internazionale al suo caso. ''Il centro di recupero non e' una reale prigione, ma in effetti una struttura per interrogatori segreti situata vicino ad un lago in una parte remota della citta' di Wuhan'', ha continuato a raccontare il 58enne Wu, che nel 1985 si trasferi' negli Stati Uniti da dove ha portato avanti la sua lotta per i diritti umani. Settimana dopo settimana i carcerieri hanno continuato a torturarlo con le domande e le minacce per farlo parlare: ''Quali sono le tue conoscenze al Congresso americano, chi sono i tuoi amici nel governo americano, quali sono le tue relazioni con la Cbs e la Bbc''. E ancora: ''Non pensare che sei americano: ricorda che la Cina ha battuto l'America in Corea''.

Una loro distrazione pero' ha dato piu' forza e coraggio a Wu: ''Dopo un lungo periodo di isolamento, mi hanno dato del materiale da leggere, tra cui 'Il vecchio e il mare' di Ernest Hemingway, 'Moby Dick' di Herman Melville ed infine una copia del quotidiano 'Internationa Herald Tribune' ''. Nonostante i carcerieri avessero controllato il quotidiano, per essere sicuri che non vi fossero articoli sul caso Wu, era loro sfuggito un commento dell'ex segretario di Stato americano Henry Kissinger in cui ''tra le righe vi era un riferimento al mio caso: e' stata la prima volta in cui ha realizzato che vi era grande attenzione nel mondo nei miei confronti''. Le speranze di una liberazione si rinforzarono quando un funzionario del consolato americano ando' a visitarlo: ''Ripresi coraggio e decisi di combattere con maggiore determinazione''.

(Giz/Pe/Adnkronos)