HARRY WU: ''NON PENSAVO ALLA LIBERTA'''
HARRY WU: ''NON PENSAVO ALLA LIBERTA'''

Milpitas, 26 ago. (Adnkronos)- ''Sono riuscito a resistere e a non impazzire imponendomi di non pensare alla liberta', agli Stati Uniti e a mia moglie. Altrimenti sarei crollato''. Cosi' l'attivista sinoamericano Harry Wu, condannato a 15 anni di reclusione da un tribunale cinese ed immediatamente espulso dalla Cina, ha iniziato il suo racconto sui due mesi di prigionia (conclusi due giorni fa ed iniziati quando, nel giugno scorso, fu fermato mentre tentava di entrare sotto falso nome in Cina) trascorsi in una stanza di tre metri per quattro, sotto gli occhi di tre guardie cinesi. In un incontro con i giornalisti svoltosi nella sua modesta casa nei sobborghi di Silicon Valley, Harry Wu ha rivelato che appena arrivato a casa per prima cosa ha chiesto alla moglie Ching Leechen di ''risposarlo''.

''Ho confessato a mia moglie di non aver pensato a lei durante la mia prigionia altrimenti sarei impazzito: avevo paura e mi preparavo alla morte'' ha aggiunto l'attivista, visibilmente stanco e debole, precisando di non essere stato picchiato, ma di essere stato posto sotto costante pressione psicologica dai carcerieri che non lo lasciavano un istante solo. Altre guardie sorvegliavano dalla camera accanto.

Wu ha continuato spiegando di aver ingaggiato una ''lotta psicologica'' con i suoi carcerieri, facendo loro credere di voler confessare crimini che non aveva commesso: ''Ho mentito sin dall'inizio: e' vero che nella mia vita ho fatto tante confessioni, ma perche' essere onesti ora con dei bugiardi?''. L'attivista, che ha gia' scontato 19 anni in un campo di lavoro cinese con l'accusa di essere un controrivoluzionario, era cosciente che la faccenda aveva due soluzioni: la sua morte o la sua liberazione grazie a pressioni internazionali. (segue)

(Giz/Pe/Adnkronos)