ANDREOTTI: ''DIO SA LA VERITA', SE DOVESSI MORIRE'' (2)
ANDREOTTI: ''DIO SA LA VERITA', SE DOVESSI MORIRE'' (2)

(Adnkronos) - Secondo il senatore a vita, in questi due ultimi anni e mezzo, si e' verificato un radicale cambio di rotta nella strategia accusatrice: ''Prima si era detto che io ero al centro dei piu' importanti affari economici e amministrativi della mafia. Poi moolte cose si sono svuotate e poiche' , nonostante le 60 mila pagine prodotte su di me, nulla e' stato provato, si e' passati a sostenere che l'azione criminosa consiste nel fatto che io ero referente di una corrente romana''.

Per quanto riguarda gli incontri con mafiosi come Bontade e Nitto Santapaola (l'incotro con quest'ultimo risalirebbe al 1979) Andreotti sostiene che ''qualcuno ha interesse a deviare i magistrati o a metterli comunque su una pista sbagliata. La realta' e' che si cerca di fare il processo alla Dc, dipingendola non come un organismo alle dipendenze dello stato, ma come un'entita' corriva nei confronti della mafia''.

Capitolo Sindona:''L'ho incontrato quando era un grande banchiere e uomo d'affari conosciuto in tutto il mondo. Ma anche su questo esistono gli atti di una commissione parlamentare presieduta da Francesco De Martino, ed e' stato chiamato a testimoniare il relatore di maggioranza di quella commissione, l'onorevole Azzaro''. Per quanto riguarda la questione territoriale, Andreotti ritiene sia un problema ''essenzialmente giuridico. Avendo vissuto tutta mia vita pubblica a Roma, gli addebiti avrebbero dovuto rifarsi al luogo dove ho esercitato il mio lavoro e l'ambiente di Palermo, inoltre, non e' certo il piu' asettico per discutere di questi problemi''.

(Gdd/Pe/Adnkronos)