COLLODI: MASSONE? RISOLTO IL MISTERO, MAI AFFILIATO
COLLODI: MASSONE? RISOLTO IL MISTERO, MAI AFFILIATO
UN EQUIVOCO NATO DA UN MACROSCOPICO ERRORE DI LETTURA

Roma, 5 ott. (Adnkronos) - Collodi era un massone? Per decenni sul conto dell'autore delle celeberrime ''Avventure di Pinocchio'' e' corsa voce di una sua presunta affiliazione, tanto che non pochi critici letterari hanno letto la favola in chiave esoterica. Ora pero' il ''giallo'' di Carlo Lorenzini, vero nome dello scrittore toscano, sembra risolto: si sarebbe trattato di un macroscopico equivoco perpetrato da un'errata lettura di un documento autografo. A far luce su uno degli aspetti piu' controversi della biografia di Lorenzini e' la studiosa lucchese Daniela Marcheschi, curatrice dell'edizione critica delle opere collodiane presentate in questi giorni nella collana ''Meridiani'' di Mondadori.

La lettera che aveva fatto sostenere l'iscrizione massonica di Collodi e' datata 4 marzo 1884 ed e' indirizzata a Piero Barbera, figlio di Gaspero, noto editore fiorentino ottocentesco. Lo scrittore concludeva la lettera autografa, conservata alla Biblioteca nazionale di Firenze, affermando: ''In ogni modo mi creda sempre il suo affo Collodi''. Le caratteristiche calligrafiche della dicitura ''suo affo'' erano state lette come ''fratello'' anziche' come una contrazione di ''affezionato'' e tanto era bastato per far nascere l'ipotesi di una affiliazione a una delle tante logge toscane.

A seguito delle ricerche portate avanti dalla professoressa Marcheschi, nella scia degli studi condotti da Ornella Catellani Pollidori, la conclusione del ''giallo'' e' netta: ''Dai documenti finora emersi non risulta comunque che Carlo Lorenzini fosse massone''. La studiosa ha controllato anche gli elenchi storici dei massoni dell'Ottocento, dove il nome dello scrittore non compare mai. Secondo Marcheschi, inoltre, la mancata affiliazione sarebbe ulteriormente confermata dalle grosse difficolta' incontrate dal creatore di ''Pinocchio'' nel corso della sua carriera. Gli appoggi massonici su cui non avrebbe potuto contare non gli permisero, ad esempio, di poter essere prontamente reinserito nei ranghi della burocrazia amministrativa del Granducato di Toscana prima e poi del Regno, come risulterebbe da una lettera inedita del 1863.

(Pam/As/Adnkronos)