I FATTI DEL GIORNO. 2/A EDIZIONE (2): L'ESTERO
I FATTI DEL GIORNO. 2/A EDIZIONE (2): L'ESTERO

Sarajevo. Da stamattina, grazie al lavoro incessante realizzato nei giorni scorsi dalle squadre specializzate serbe, musulmane e delle Nazioni Unite, la capitale puo' contare su 20 megawatt di energia, che arrivano alla citta' attraverso le linee che corrono lungo i territori meridionali ed orientali della Repubblica. I lavori di riparazione sono comunque destinati a proseguire nei prossimi giorni -hanno reso noto funzionari dell'Onu- fino al ripristino della quantita' di energia richiesta per la popolazione della capitale, stimata in 100 megawatt. Le autorita' municipali di Sarajevo sono intanto in attesa che riprenda l'erogazione di gas naturale, come promesso dalla Russia.

Roma. La speranza che il cessate il fuoco in Bosnia Erzegovina entri in vigore al piu' presto e' stata espressa dal ministro degli Esteri Susanna Agnelli. Il capo della diplomazia italiana ha poi espresso l'augurio che la notizia del ripristino del gas a Sarajevo venga confermata ed ha reso noto che la Farnesina seguira' gli sviluppi della situazione nel corso della giornata: il cessate il fuoco - ha detto - e' condizione fondamentale per consolidare un processo di pace cui l'Italia vuol dare un forte contributo.

Tunisi. I serbi dovranno prima ritirarsi dal posto di blocco istituito vicino Sarajevo. Solo dopo si potra' far entrare in vigore il cessate il fuoco. Cosi' Haris Silajdzic, premier bosniaco, a Tunisi per una visita iniziata ieri. Il capo del governo di Sarajevo ha dapprima definito realizzabile l'entrata in vigore della tregua alla mezzanotte ed un minuto di mercoledi', considerata la ripresa - almeno parziale - delle forniture di elettricita' e gas alla capitale, ma ha poi aggiunto che ''l'interruzione nelle forniture di gas ed energia non rappresenta piu' il problema principale''.

Gerusalemme. A poche ore dal suo avvio, e' gia' stato sospeso il rilascio di 1.000 detenuti palestinesi rinchiusi da anni nelle carceri israeliane. A quanto e' stato riferito, le porte della prigione di Juneid, nella Cisgiordania -dalla quale oggi sono gia' usciti 50 detenuti per reati comuni- si sono richiuse dopo la protesta di alcuni funzionari palestinesi, secondo cui Israele avrebbe violato l'accordo sull'autonomia, mancando di consegnare i detenuti e i loro documenti personali all'Autorita' nazionale palestinese (Anp). (segue)

(Dis/Zn/Adnkronos)