TEATRO: AL CENTRALE DI ROMA ''DONNA DI DOLORI''
TEATRO: AL CENTRALE DI ROMA ''DONNA DI DOLORI''

Roma, 28 feb. (Adnkronos) - Il Tetro di Roma presenta, nella sala del Teatro Centrale dall'8 al 17 marzo, Franca Nuti in 'Donna di dolori'', di Patrizia Valduga, a cura di Luca Ronconi, nel riallestimento scenico di Paolo Castagna. Lo spettacolo, che debutto' per la prima volta al Piccolo di Milano nel 1992, nell'attuale stagione teatrale e' stato gia' presentato a dicembre al Piccolo Teatro di Milano. Dopo Roma sara' a Bari dal 22 al 24 marzo.

Una voce femminile insegue se stessa dall'insondabile profondita' da cui non si torna: una rievocazione di se' in termini di privatissima apocalisse, un percorso a rebours che un'anima compie sulle tracce ormai disfatte di una realta' fisica pressoche' perduta e di una memoria agghiacciantemente doviziosa e incapace di sottrarsi alla fascinazione di cio' che contiene. E' il senso di questo alto monologo poetico che Patrizia Valduga ha composto e che arriva alla ribalta -per la quale era stato probabilmente concepito (almeno stando ad una didascalia iniziale)- ma che con la ribalta stabilisce un rapporto conflittuale assai problematico.

Il tono del dettato, infatti, e' di quelli che, chiaramente, non intendono scendere a patti con una ''platea'': un rifiuto immediato e totale ad un pubblico identificabile con un numero: Donna di dolori e' rivolto ad un solo spettatore alla volta ed esige che ad ascoltarlo siano persone singole e non una folla, grande o piccola che sia. L'opera vuole essere di ognuno, insomma: ne' sarebbe neppure ipotizzabile una sua recitazione rivolta ad una quantita' e non ad una individualita'.

L'impasto linguistico di questo monologo inconsueto e affascinante ci da' la misura dell'esigenza del poeta: e la serie dei riferimenti ad una tradizione ardua e spesso esoterica ci induce ad un ascolto (o ad una lettura) di solitaria concentrazione oltre che di chiusa intimita'. Sorprende, in questo poema che ha adottato il verso piu' tormentato e insieme diffuso nella nostra poesia, quell'esametro al quale e' stato chiesto e imposto di esprimere a volte anche troppo, la capacita', spesso spiazzante, di raccogliere la materia fantastica, propria e altrui (abbiamo parlato di riferimenti alla tradizione, ma la ''citazione'' domina regolarmente questa poesia) e di plasmarla all'internon di un progetto espressivo che la rinnnova con la violenza di una n;uova fede in essa.

(Red/As/Adnkronos)