PRIEBKE: I SUPERSTITI DEL 'BOZEN', POTEVA RIFIUTARSI COME NOI
PRIEBKE: I SUPERSTITI DEL 'BOZEN', POTEVA RIFIUTARSI COME NOI

Roma, 28 mag. (Adnkronos) - I superstiti della undicesima compagnia del ''Polizei Regiment Bozen'', colpito dai partigiani in via Rasella il pomeriggio del 23 marzo 1944, inchiodano Erich Priebke alle sue responsabilita' e smontano la sua linea difensiva. ''Non e' vero -replicano all'ex ufficiale delle SS- che certi ordini non si potevano rifiutare senza finire sotto il plotone di esecuzione per insubordinazione''. Per la prima volta i soldati tirolesi scampati all'attentato che scateno' la rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine fanno sentire la loro voce, affidando i ricordi di oltre mezzo secolo fa al settimanale ''Famiglia cristiana''.

Nonostante fossero morti 33 commilitoni e 105 fossero stati feriti, i superstiti si rifiutarono di eseguire la rappresaglia per vendicarsi dei loro camerati, come era consuetudine dell'esercito nazista. Lo rivela Albert Innerbichler, uno dei cinque reduci del battaglione ancora in vita. ''La mattina dopo l'attentato, mentre ci stavamo vestendo, la guardia ci ordino' all'improvviso di metterci sull'attenti. Entro un sottufficiale di cui non ricordo il nome -racconta Innerbichler- che ci disse ancora una volta che avremmo avuto l'onore di vendicarci dei nostri camerati caduti partecipando alle esecuzioni dei detenuti soggetti alla rappresaglia. Uno di noi parlo' per tutti: disse che eravamo cattolici e che mai ci saremmo prestati ad uccidere dei civili innocenti. Il sottufficiale, in un silenzio assoluto, grido' 'Codardi', e se ne ando' via furente''.

Heinrich Perathoner, chiamato a testimoniare al processo Priebke, conferma inoltre che i tedeschi avevano saputo in anticipo che ci sarebbe stato un attentato partigiano. Perathoner ritiene pero' che il no detto dai soldati del Bozen alla rappresaglia non possa essere usato come prova contro Priebke. ''Lui -ha detto al settimanale- era un ufficiale di Kappler: non so se si sarebbe potuto rifiutare a un ordine superiore. Rischiava la fucilazione per insubordinazione''.

(Pam/Gs/Adnkronos)