CECENIA: IL 19 GENNAIO DEL 1995 CADEVA GROZNY
CECENIA: IL 19 GENNAIO DEL 1995 CADEVA GROZNY

Grozny, 9 ago. (Adnkronos)- Era il 19 gennaio del 1995 quando, dopo diciannove giorni di assedio, il Palazzo presidenziale di Grozny -simbolo della fiera resistenza opposta dai guerriglieri del presidente Giokhar Dudayev all'invasore russo- cadeva nelle mani dei soldati di Mosca. Alle 15 ora locale (le 13 italiane) del 19 gennaio dello scorso anno, gli uomini del 276esimo reggimento motorizzato del distretto degli Urali, agli ordini del colonnello Sergei Bunin, innalzavano la bandiera tricolore della Federazione sull'edificio a nove piani, un tempo sede del Comitato centrale del Partito comunista sovietico (Pcus).

Incitati a gran voce dal presidente russo Boris Eltsin, senza tregua, per 19 giorni, le truppe federali misero a ferro e fuoco Grozny la ''terribile'' -dove, al momento dell'invasione russa, l'undici dicembre del 1994, vivevano 400mila persone- per riportare alla ragione gli indomabili ceceni ed il loro irriducibile presidente Giokhar Dudayev. E in un primo momento sembro' che cosi' fosse. Tanto che Eltsin annunciava vittorioso che ''con la presa del Palazzo presidenziale, la fase militare del conflitto poteva dirsi praticamente conclusa.

A questo punto non restava che restaurare ''l'ordine e la legalita'', compito di cui furono investiti gli ''Omon, le truppe paramilitari del ministero degli Interni''. Niente di piu' falso: nel confermare la caduta del Palazzo presidenziale, il capo dello Stato Maggiore ceceno, Aslan Mashadov, promise che la guerra sarebbe continuata. Nei villaggi e tra le montagne del Caucaso, in Cecenia e nelle vicine repubbliche. Cosi' in effetti e' stato: e ora, dopo 17 mesi da quella data, Grozny e' tornata nelle mani dei guerriglieri.

(Nap/Gs/Adnkronos)