D'ANNUNZIO: LA FIGLIA 'POGGIOLINA' E I DEBITI SCOLASTICI (2)
D'ANNUNZIO: LA FIGLIA 'POGGIOLINA' E I DEBITI SCOLASTICI (2)

(Adnkronos) - Rincorso dai creditori, costretto a mettere all'asta il mobilio della villa fiorentina della Capponcina e riparato in Francia a causa dei debiti accumulati a cui non sapeva come far fronte, D'Annunzio non riusciva neppure a pagare le rette per Renata, che a piu' riprese rischio' di dover abbandonare il collegio. ''Non sapevo che quella mia povera e dolce creatura corresse il pericolo d'essere allontanata dal ricovero dov'ebbe per si' lungo tempo protezione d'affetto vigilante'', scriveva lo scrittore dalla residenza francese di Arcachon il 5 marzo 1911 al presidente Rajna in risposta ad una lettera in cui gli veniva chiesto di saldare il debito con la scuola.

''Ignoro qual sia la somma dovuta'', ripeteva ogni volta il Vate alla presidenza del collegio, assicurando comunque di lavorare ''senza tregua'' per aiutare anche la figlia. Nonostante le promesse, le rette non pagate si accumularono e il carteggio rivela che se Renata rimase tra le ''poggioline'' fu per la ''benevolenza'' del Rajna, che concesse ripetute dilazioni.

Annunciando somme che non arrivavano mai a Firenze, nelle lettere D'Annunzio chiedeva a Rajna di accudire alla figlia che lui non vedeva da anni: ''Le raccomando con tutto il fervore dell'anima la povera creatura. Io spero che le condizioni penose della mia vita sieno presto per mutare, e ch'io potro' compensare con qualche gioia la bonta paziente che Cicciuzza ha dimostrato in questi ultimi tempi''. Per ringraziare il presidente di Poggio Imperiale di quanto aveva fatto per lui e per Renata, nel febbraio 1912 D'Annunzio gli invio' una copia del quarto libro delle ''Laudi'' con una significativa dedica: ''Al grande Maestro e all'indulgente Amico''.

(Pam/Gs/Adnkronos)