BANCAROMA: NESI, L'IRI NON L'HA VENDUTA PERCHE' COSTAVA CARA
BANCAROMA: NESI, L'IRI NON L'HA VENDUTA PERCHE' COSTAVA CARA

Roma 12 nov.-(Adnkronos)- ''Un fatto di grande importanza, un fatto grosso, la cessione della Banca di Roma, che si inserisce nell'ambito di un disegno di privatizzazione totale del sistema bancario che io non condivido''. Nerio Nesi, responsabile economico di Rifondazione Comunista guarda favorevolmente alla cessione, da parte dell'Iri, del 13,89 pc del pacchetto azionario della Banca di Roma e del 35 per cento nella Cassa di risparmio di Roma Holding. Pacchetti che l'Iri, si dice , ha gia' messo da tempo sul mercato senza peraltro, ricevere molte proposte di acquisto . ''I prezzi erano troppo alti'', commenta Nesi convinto che la cessione del pacchetto aprira' comunque un problema: quello del ruolo delle banche meridionali.

''Siamo passati -afferma- da una giungla pietrificata a una giungla selvaggia: dalla legge del '36, una buona e attenta legge a questa nuova politica che vuole tutte le banche private, che non condivido ma capisco''. E nella risistemazione, cui si lavora, del sistema bancario italiano, la vendita della Banca di Roma inserisce un nuovo problema: quello del sistema bancario meridionale, e del Banco di Napoli per il quale non si vede una soluzione e quale nuova proprieta'.

Nesi, comunque, conviene che ''c'e' un problema di accorpamento del sistema bancario italiano, anche se -dice- questo disegno strategico non necessariamente e' a vantaggio della clientela. Sono convinto che andremo verso la costituzione di 5/6 grandi banche nazionali e internazionali e centinaia di piccole banche locali. Quello che saltera' e' la banca di medie dimensioni''.

(Lil/As/Adnkronos)