GIUSTIZIA: PELLEGRINO E CASELLI SI CHIARISCONO
GIUSTIZIA: PELLEGRINO E CASELLI SI CHIARISCONO
COIRO, MA QUEL 'TEOREMA' NON E' SBAGLIATO

Roma, 11 dic. -(Adnkronos)- ''Parlando di disegno strategico non ho mai inteso parlare di una sorta di 'disegno carbonaro', ma di una linea di tendenza instauratasi nella magistratura''. Ha spiegato cosi' il senatore del Pds e presidente della commissione Stragi, Giovanni Pellegrino, le dichiarazioni, rese qualche giorno fa in un'intervista radiofonica, che rivelavano ''un disegno strategico'' da parte delle procure italiane. E per il chiarimento Pellegrino usa lo stesso mezzo che aveva causato la polemica: la radio, nel corso di un filo doretto del Giornale Radio Rai, al quale e' collegato un altro protagonista della polemica, il procuratore capo di Palermo, Giancarlo Caselli.

''Sono lieto delle spiegazioni del senatore Pellegrino - ha replicato Caselli- anche perche' devo rilevare che molte delle polemiche di questi tempi nascono da un uso improprio delle parole''. E il procuratore capo di Palermo fa riferimento alla parola ''garantismo'', spiegando che ''essere garantisti significa denunciare quel che non va con riferimento a fatti concreti e precisi. Quel che non si pone in questa direttiva -ha osservato Caselli- ha scopi diversi e diventa delegittimazione di una funzione. Il garantismo vero, invece -ha concluso- deve tutelare tutte le parti anche i magistrati e la loro indipendenza''. E a proposito delle responsabilita' dei giudici, Caselli ha aggiunto: ''I magistrati che hanno responsabilita' devono pagare, a patto pero' che si parli di casi specifici e non di un'intera categoria''.

D'accordo con le dichiarazioni di Pellegrino si e' detto invece l'ex procuratore capo di Roma e attuale direttore del Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria), Michele Coiro: ''Non sono d'accordo - ha detto intervenendo al dibattito radiofonico- con le critiche al 'teorema Pellegrino'. Esiste un certo tipo di cultura che ha conquistato la magistratura: gia' col terrorismo i magistrati si resero conto che non stavano combattendo contro un singolo fatto ma contro un fenomeno. E tutto cio' ha portato i magistrati a sentirsi un po' come 'angeli vendicatori'. Attualemnte -ha proseguito Coiro- con la lotta alla corruzione questa condizione ha straripato e ci si e' resi conto che il giudice che lotta contro il fenomeno e' una figura che non va e si e' preferito abbandonare il giudice etico per tornare al giudice laico. E' questa l'impostazione giusta -ha concluso- perche' il giudice non deve combattere un fenomeno ma perseguire singoli fatti concreti''.

(Vlo/Pe/Adnkronos)