CALABRIA: AGGUATO A CC NEL REGGINO, ERGASTOLO PER PENTITO
CALABRIA: AGGUATO A CC NEL REGGINO, ERGASTOLO PER PENTITO

Reggio Calabria, 3 feb. -(Adnkronos)- Non sono stati riconosciuti i benefici previsti per chi collabora con la giustizia, per Giuseppe Calabro' attualmente collaboratore di giustizia, riconosciuto colpevole per l'omicidio dei due carabinieri, Vincenzo Garofalo e Antonino Fava, avvenuto a Scilla il 18 gennaio 1994. Infatti i giudici della corte d'Assise di Reggio Calabria, al termine di una camera di consiglio durata 5 giorni, hanno emesso la condanna all'ergastolo per Giuseppe Calabro', assolvendo gli altri due imputati Maurizio Carella di 30 anni e Vittorio Quattrone di 42, accusati dal pentito all'epoca ritenuto affiliato alla cosca Latella di Reggio Calabria.

Riguardo agli altri due agguati, avvenuti nella zona di Ravagnese il 2 dicembre 1993 ed il 1 febbraio 1994 sempre ai danni di militari dell'Arma, nei quali rimasero feriti 2 carabinieri, la corte ha condannato ad una pena di 11 anni di reclusione Pietro Lo Giudice di 26 anni di Reggio Calabria. I giudici della corte d'Assise di Reggio Calabria (presidente Francesco Nuzzo), non si sono potuti esprimere riguardo a un altro imputato, Consolato Villani, all'epoca dei fatti minorenne, per il quale si sta occupando il tribunale dei minorenni, anch'esso accusato dell'omicidio dei due carabinieri. Al contrario i genitori del giovane, Giuseppe Villani e sua moglie Caterina Lo Giudice (sorella di Pietro) sono stati condannati, rispettivamente ad un anno e ad 8 mesi di reclusione per false dichiarazioni al pm avendo denunciato il furto della loro automobile una Fiat ''Regata'', che secondo l'accusa sarebbe sempre rimasta a disposizione del figlio Consolato.

La corte di Assise reggina ha poi condannato ad 8 mesi di reclusione, per false certificazioni, il medico Bruno Lagana' di 64 anni, ed altre 4 persone per falsa testimonianza. E' stato assolto infine, dall'accusa di violazione di segreto di ufficio, un dipendente della Telecom che avrebbe riferito al Calabro' che il suo telefono era sotto controllo.

(Nsp/Pn/Adnkronos)