ROMA: COSI' IL CARNEVALE NELLA CITTA' PAPALINA (2)
ROMA: COSI' IL CARNEVALE NELLA CITTA' PAPALINA (2)
LE 'MASCHERE' DI MEO PATACCA E RUGANTINO

(Adnkronos) - ''L'impeto delle bestie scatenate, pungolate da metalliche palle puntate, legate ai loro fianchi, non mancava di provocare incidenti'', spiega Mario Verdone, saggista, docente di Storia dello Spettacolo all'universita' di Roma 'La Sapienza' e autore dell'opera ''Feste e spettacoli a Roma'' (Newton Compton). Incidenti che, alla fine, portarono le autorita' a proibire la corsa. Finita la quale, per il Corso cominciavano a sciamare le carrozze, che invadevano letteralmente il Centro della citta'.

La Festa dei Moccoletti

Partiva, sempre lungo Via del Corso, al grido fatidico di ''Mor'ammazzato chi nun porta er moccolo!''. Ogni romano doveva accendere una fiammella, in genere una candela lunga e sottile (del tipo di quelle ancora oggi benedette in chiesa nella domenica della Candelora) vendute dagli ambulanti. Era l'ultima pazzia del Carnevale e durava fino all'istante finale del martedi grasso, che lasciava poi il posto al periodo della Quaresima. La 'battaglia' carnascialesca piu' spettacolare consisteva nello spegnere i moccoli degli altri, 'salvando' il proprio; e non mancava chi, per difendere la propria fiammella accessa, montava sui trampoli. ''Vi era un'esaltazione quasi selvaggia - nota Verdone - che durava un'ora, fino a quando le campane delle chiese suonavano l'Ave Maria e, con essa, l'agonia del Carnevale. Rappresentava il compianto generale per la fine della festa, l'ultima mascherata, l'ultima commedia, quasi il funerale del Carnevale e, con esso, della ribellione dell'animo umano per un godimento ardente che non poteva oramai che durare ancora pochi attimi''.

Le maschere: Meo Patacca e Rugantino

Meo Patacca e' un uomo spavaldo, nerboruto, temuto. La sua arma e' il coltello, avuto in dono dalla fidanzata. E' sempre pronto al regolamento dei conti e a passare dalle parole ai fatti. Rugantino, da 'ruganza' (arroganza) e' appunto arrogante, spaccone, provocatore, linguacciuto e insolente ma, in fin dei conti, vigliacco. Il suo motto e' ''Mejo perde 'n amico che 'na battuta''. E' un 'falso' manesco, promette sempre di darle e invece le prende. Ma si consola con un ''Pero', quante gliene ho dette...''.

(Bon/Pe/Adnkronos)