MANI PULITE: IL PUNTO DELLE INDAGINI (2)
MANI PULITE: IL PUNTO DELLE INDAGINI (2)

(Adnkronos) - C'e' pero' una contraddizione da risolvere. Se le cose stanno cosi', perche' in seguito Di Pietro mantenne all'interno del pool un ruolo leader al punto da spingersi a manifestare intenzioni tanto severe, ad esempio nei confronti di Silvio Berlusconi? Lo stesso Francesco Saverio Borrelli, infatti, interrogato al processo bresciano, aveva ricordato la frase (''quello li' lo sfascio'') con cui l'ex pm aveva manifestato l'intenzione di concludere, fino al dibattimento le indagini-Fininvest.

''L'unica spiegazione che il collegio ritiene di poter proporre a fronte di tale insanabile contraddizione dei dati processuali -chiariscono nel loro documento i giudici della seconda sezione penale- consiste nel timore di Di Pietro che, una volta conosciuti da parte dei suoi colleghi gli interessi politici che andava coltivando e rafforzando, questi avrebbero potuto sospettarlo di duplicita' per non aver condotto con la sua tradizionale veemenza la discussione e la decisione contro Berlusconi.

Insomma, un'immediata partecipazione di Antonio Di Pietro al procuratore e agli altri colleghi delle prospettive che gli si aprivano, dei contatti e colloqui politici di quel lungo periodo della seconda meta' del 1994, a partire dall'incontro del maggio, delle riflessioni che portava avanti circa la necessita' di un suo nuovo e differente impegno in altra sede, avrebbe potuto 'inquinare' quella sua indiscussa leadership all'interno e all'esterno del pool con conseguenziali ripercussioni nell'immagine esterna ed avrebbe potuto indurre i colleghi a renderlo sempre meno partecipe dell'attivita' giudiziaria in vista di un suo preannunciato abbandono delle funzioni inquirenti''. (Segue)

(Cri/Zn/Adnkronos)