PERTINI: MONTANELLI, UN BRAV'UOMO FOLCLORISTICO E PITTORESCO
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PERTINI: MONTANELLI, UN BRAV'UOMO FOLCLORISTICO E PITTORESCO
ALTRI I GRANDI D'ITALIA

Roma, 16 giu. -(Adnkronos)- Crolla un mito: quello di Sandro Pertini. A demolirlo e' per la prima volta Indro Montanelli, che lo liquida come ''un brav'uomo pittoresco e un po' folcloristico'', risponendo dalle colonne del ''Corriere della Sera'' a un lettore che rilevava ''con disappunto'' l'avvenuta ''rimozione dalla memoria degli italiani'' della sua figura. Montanelli replica, senza giri di parole, che ''sono altri i grandi d'Italia'', dimenticati. E cioe': ''gli Einaudi, i De Gasperi, i Saragat, i La Malfa, i Vanoni, che nella politica del nostro paese hanno contato molto di piu'''.

Quanto a Pertini, dice Montanelli: ''Fu certamente onesto, coraggioso e coerente con le proprie idee (anche perche' ne aveva pochissime). Nel suo stesso partito non esercitava alcun peso, era considerato un 'compagno' di tutto affidamento, ma bizzarro, imprevedibile e sempre pronto a qualche colpo di teatro''.

''Nenni -racconta il grande vecchio del giornalismo italiano- che gli voleva bene mi disse una volta: 'io non sono certamente un uomo di cultua e alla cultura non attribuisco, per un politico, una decisiva importanza. Ma qualcosa so, qualche libro l'ho letto, anche grazie a Mussolini quando mi mando' al confino a Ponza. C'era anche Sandro. Lui, l'unica cosa che leggerba era 'L'Intrepido'. Il resto del tempo lo passava a giocare a briscola o a scopa. Alle nostre discussioni sul futuro dell'Italia e del partito non partecipava mai, e quando lo faceva, era solo per invocare il popolo sulle barricate, per lui la politica era solo quella''.

Come fece un uomo cosi' a diventare Presidente? ''Lo divento -spiega Montanelli- appunto perche' era sprovveduto, e come tale, forniva buone garanzie di non interferenza agli uomini del potere vero. Quello che forse nessuno aveva previsto, ma si rivelo' un particolare del tutto innocuo, era il suo demagogismo. Pertini -aggiunge- aveva fiuto del pubblico, ne secondava alla perfezione tutti i vizi e vezzi. Non perdeva occasione di dare spettacolo seguendo in lacrime tutti i funerali, baciando torme di bambini, e insomma toccando sempre quel tasto del patetico a cui noi italiani siamo particolarmente sensibili. Ma in sette anni di presidenza di sostanziale e sostanzioso fece poco o nulla. Della corruzione che dilagava o non si accorse, o preferi' non accorgersi. Comunque un segno del suo passaggio al Qurinale non mi sembra che lo abbia lasciato. Non c'e' fa vergognarsi di avere avuto un presidente come Pertini ma -conclude Montanelli- non vedo cosa ci sia da ricordarne''.

(Sin/Pn/Adnkronos)