FASCISMO: E IL DUCE DISSE, NON SI SCRIVA IN ROMANESCO
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FASCISMO: E IL DUCE DISSE, NON SI SCRIVA IN ROMANESCO
INEDITI DIVIETI SU USO DIALETTI VENETO, ROMAGNOLO, SICILIANO

Roma, 8 ago. (Adnkronos) - Divieto assoluto di usare il romanesco sulla stampa. Nessuna tolleranza per le pubblicazioni in veneto. Niente ordinanze dei prefetti in siciliano o sardo, niente rappresentazioni teatrali in romagnolo. Si arricchisce di nuovi divieti la conoscenza della politica linguistica del fascismo grazie al rinvenimento di nuovi documenti all'Archivio Centrale dello Stato di Roma da parte dello studioso Sergio Raffaelli.

La lotta del fascismo contro i dialetti -ha accertato Raffaelli, ordinario di storia della lingua italiana all'universita' di Siena- fu combattuta su piu' fronti, a partire dal 1931, non solo dalla burocrazia di partito, ma dallo stesso Benito Mussolini. Tra i primi atti per debellare la ''cattiva abitudine'' di utilizzare le parlate locali ci fu una disposizione alla stampa, impartita, nel dicembre '31, da Gaetano Polverelli (neo direttore dell'ufficio stampa del presidente del Consiglio) di non pubblicare ''articoli, poesie o titoli in dialetto''.

Risale al 1 agosto '32 un telegramma dello stesso Polverelli inviato ai prefetti con i quali si raccomandava, in nome del ''fascismo intransigentemente unitario'' dal punto di vista linguistico, di sequestrare ''articoli favorevoli ai dialetti, alle concezioni regionali, provinciali e campanilistiche''. Da parte sua Mussolini si mostrava estremamente pignolo nell'osservanza della lotta anti-dialettale: fu lui in persona a vietare l'invio di un rappresentante del governo alla chiusura del ''Convegno di scrittori e cultori di letteratura dialettale delle Tre Venezie'', svoltosi nella citta' lagunare dal 29 al 31 maggio '31. (segue)

(Pam/Zn/Adnkronos)