D'ANNUNZIO: LA COCAINA? NELLE ORGE ERA IL SUO 'PIATTO FREDDO'
D'ANNUNZIO: LA COCAINA? NELLE ORGE ERA IL SUO 'PIATTO FREDDO'
ARCHIVIO DEL VITTORIALE, NUOVE TESTIMONIANZE SU USO DELLA DROGA

Roma, 3 nov. -(Adnkronos)- La cocaina? Per Gabriele D'Annunzio era il suo ''piatto freddo'' preferito, quello che divorava prima delle orge. Nuove testimonianze sull'uso della droga per ricercare le stimolazioni sessuali, iniziato negli anni dell'impresa di Fiume, sono state rintracciate nell'archivio privato del Vate al Vittoriale, la sua maestosa residenza sul lago di Garda, dal ricercatore Attilio Mazza che sta preparando un saggio sui ''paradisi artificiali'' nella letteratura dannunziana.

La sperimentazione degli stupefacenti divenne consuetudine al Vittoriale, dove l'impiego della cocaina, ''la polvere folle'', fu quasi sempre associata all'atto sessuale. Lo conferma, ad esempio, un appunto autografo risalente agli anni 1930-32, dove lo scrittore e poeta definisce l'orgia come ''possibile follia, gioco di tensioni estreme, potere inaudito di percepire le distinzioni fra le cose''.

Un altro appunto datato 5 ottobre 1933, scritto all'eta' di 70 anni, sottolineava come la cocaina fosse ritenuta capace da D'Annunzio per stimolare ogni appetito. ''Dopo ventiquattr'ore di orgia possente e perversa'', lo scrittore confessava di avere ancora desiderio di eccitazione: ''Vado subito a cercare, nel risveglio, il 'piatto freddo' nel corridoio buio. Mangio avidamente -non come un principe ma come un minatore- prendo le fette con le belle dita. O sapori della giovinezza!''.

Il delirio dell'orgia si ritrova in varie annotazioni privatissime, specialmente del 1926, dove si parla di ''tirannia del vizio'' e ''rivelazioni mostruose della carne''. La consuetudine agli stupefacenti appare anche in alcuni misteriosi accenni presenti in lettere private indirizzate all'amico Gian Carlo Maroni, l'architetto del Vittoriale e suo compagno di sedute spiritiche. ''Ho cercato l'oblio fuori del mondo'', scriveva D'Annunzio. Tra gli appunti dannunziani, altre righe rivelatrici sono quelle in cui si fa riferimento ad Antonietta Cassinari, familiarmente Nietta per il poeta, la fornitrice abituale di cocaina al Vittoriale. ''Dopo la malvagia ebbrezza, dopo il torbido letargo dato dalla estenuazione del corpo e del narcotico pericoloso'', annotava il Vate ''avrei bisogno di sazieta'''.

(Pam/Pn/Adnkronos)