D'ANNUNZIO: ACCUSATO DI PLAGIO PER 'FEDRA', SCANDALO INSABBIATO
D'ANNUNZIO: ACCUSATO DI PLAGIO PER 'FEDRA', SCANDALO INSABBIATO
UNA VICENDA INEDITA RACCONTATA DALLE LETTERE DI UMBERTO BOZZINI

Roma, 24 nov. (Adnkronos) - Nel 1909 Gabriele D'Annunzio venne accusato di plagio per il dramma ''Fedra'', ma lo scandalo fu insabbiato anche grazie alla complicita' di alcuni esponenti politici. Il Vate, nel pieno della crisi finanziaria e tuttavia all'apice della fama, approfitto' del testo della tragedia di uno sconosciuto giovane drammaturgo, Umberto Bozzini, che era finito nelle mani della compagnia teatrale che all'epoca collaborava con il grande poeta. D'Annunzio avrebbe compiuto il ''furto'' dell'ingegno altrui a causa delle sue pessime condizioni economiche, inseguito com'era dai creditori.

I retroscena della vicenda sono stati ricostruiti -in un saggio pubblicato dall'editore Bulzoni- dalla ricercatrice Antonella Iannucci sulla base delle lettere inedite di Bozzini inviate al pedagogista Luigi Gamberale, conservate nella Biblioteca Comunale di Agnone, in provincia di Isernia.

Bozzini, che lavorava alla sua ''Fedra'' da cinque anni, nell'agosto 1908 invio' il soggetto a una nota compagnia teatrale milanese, gestita dai coniugi Mario Fumagalli e Teresa Franchini, che si erano impegnati con lui ''con regolare contratto''. Il cognato del Bozzini aveva sborsato quattromila franchi ''per concorrere alle spese di messa in scena''. Quando nel febbraio 1909 tutto era pronto per la rappresentazione, Bozzini lascio' Milano, sicuro che ''la coppia criminale'' gli era fedele. Dopo pochi giorni ''il tradimento'': Fumagalli e Franchini restituirono i soldi e annunciarono al giovane drammaturgo che avrebbero messo in scena alla Scala la ''Fedra'' di D'Annunzio, il quale aveva terminato il copione da pochi giorni. Secondo quanto scrisse Bozzini a Gamberale, il poeta avrebbe approfittato del suo manoscritto della tragedia rimasto in possesso di Fumagalli per cinque mesi. Bozzini penso' di denunciare il fatto alla magistratura, ma alcuni politici, tra i quali Antonio Salandra, lo convinsero a rinunciare a ogni battaglia legale per ''motivi di opportunita'''.

(Pam/Zn/Adnkronos)