I FATTI DEL GIORNO. 3/A EDIZIONE (4): LA CRONACA
I FATTI DEL GIORNO. 3/A EDIZIONE (4): LA CRONACA

Roma. Salgono a nove gli indagati per il falso dossier su Stefania Ariosto pubblicato da 'L'Avanti'. Nell'indagine avviata dalla procura di Roma, sarebbero infatti coinvolte altre persone dopo l'arresto di Angelo Demarcus, l'ex ufficiale della Marina militare nei confronti del quale il gip Otello Lupacchini ha emesso un mandato di custodia cautelare per contraffazione di atti pubblici su richiesta dei pm Salvi e Monteleone. Tra gli altri, i due giornalisti che hanno firmato l'inchiesta, Gabriele Ratini e Paola De Giulio, e la titolare dell'agenzia 'Blue fox', Eleonora Sarcona, nella cui sede sono stati sequestrati numerosi documenti.

Cagliari. Vista ''la fatica dello Stato di riconquistare grandi pezzi di territorio sardo'', e' necessario che per combattere il fenomeno dei sequestri di persona ''si costituiscano dei nuclei, dei pool di grande specializzazione'' tra le Forze di polizia in grado di analizzare piu' adeguatamente il fenomeno per giungere ad un miglior contrasto. Questa la proposta di Nicki Vendola, vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia.

Milano. I confessionali delle chiese sono sempre piu' vuoti per ''colpa'' dei sacerdoti. Il 28% degli italiani e' del parere che non sia necessaria la presenza del prete. Al secondo posto, tra le cause che tengono i fedeli lontano dalle grate, c'e' ''il modo di confessare di alcuni preti'', che e' criticato dal 19% della popolazione e dal 22% dei giovani. L'11% si sente a disagio nel raccontare ad un altro uomo le proprie colpe. Il 5% snobba il sacramento perche' non ritiene peccato cio' che invece lo e' per la Chiesa. E' quanto emerge da una ricerca sul rapporto tra gli italiani e il sacramento della confessione realizzata dall'universita' Cattolica su un campione nazionale di 4.500 persone, tra i 18 e i 74 anni.

Roma. Ingiuste e ingiustificate, per Farmindustria, le accuse mosse da Luigi Di Bella, ieri, a Bruxelles. ''Non e' in alcun modo accettabile l'accusa rivoltaci di speculatori sulle disgrazie altrui. Non pretendiamo dal professor Di Bella gratitudine -scrive Farmindustria - anche se crediamo che tutti i farmaci usati nella sua lunga professione sono stati da noi prodotti, ma rispetto per uno sforzo scientifico senza pari. Analogamente a quello che noi abbiamo per il suo lavoro, indipendentemente dai risultati della sperimentazione del suo metodo''. (segue)

(Sin/Pe/Adnkronos)