D'ANNUNZIO: INEDITI, ''PER LA MIA PATRIA PRONTO A TUTTI GLI ECCESSI''
D'ANNUNZIO: INEDITI, ''PER LA MIA PATRIA PRONTO A TUTTI GLI ECCESSI''

Roma, 2 mag. - (Adnkronos) - ''Sono pronto a tutti gli eccessi per impedire che la mia Patria si disonori nella vittoria''. Cosi' Gabriele D'Annunzio scriveva al leader nazionalista Enrico Corradini a proposito della questione di Fiume. Si tratta di un documento inedito e prezioso perche' dimostra come la volonta' di reazione del Vate fosse ben viva gia' nel dicembre 1918, cioe' dieci mesi prima della marcia di Ronchi con i suoi ''legionari'' per occupare la citta' adriatica. La lettera fa parte del carteggio D'Annunzio-Corradini conservato nell'archivio storico dell'Istituto Treccani a Roma e pubblicato integralmente a cura del ricercatore Andrea Ungari su ''Nuova storia contemporanea'', bimestrale diretto da Francesco Perfetti.

D'Annunzio manifestava il suo forte scontento per le conclusioni a cui si avviava la Conferenza di pace di Parigi, che al termine dei lavori boccio' le rivendicazioni italiane su Fiume, confermando il possesso della citta' alla Croazia. ''Ho da Fiume notizie recentissime -scriveva a Corradini- che mi riempiono di dolore e di furore. La citta' e' in pericolo grave. I francesi lavorano assennatamente ai nostri danni, in palese e in segreto. La grottesca maschera jugoslava cela il vecchio grugno austriaco. E i nostri Alleati osano trattarci alla pari dei nostri vinti! La vergogna e l'ira mi bruciano (...) E come mai il Governo d'Italia sopporta questo sopruso? Mostrare i denti bisogna, tenere impugnato il fucile. Violenza contro violenza. Non so s'Ella si rende conto dell'estrema gravita' di quel che accade. L'Italia vittoriosa e' oggi ignorata e umiliata come al tempo miserando che credevamo per sempre superato''.

Il carteggio mostra come nelle settimane successive a placare l'amarezza di D'annunzio non servirono le onorificenze militari ed i riconoscimenti dei sovrani. Quello dei propositi di un'azione militare sulla sponda adriatica e' uno dei temi ricorrenti delle lettere a Corradini, che mostrano i loro tentativi per coinvolgere nell'impresa anche i fratelli Mario e Pio Perrone, azionisti dell'Ansaldo e della Banca Italiana di Sconto. Alla vigilia della marcia di Ronchi, l'11 settembre 1919 il Comandante scriveva all'amico Corradini: ''Il dato e' tratto (...) Quando questa lettera ti giungera', io avro' occupato la citta' fedele. Quella di domattina sara' una bella alba''.

(Pam/Zn/Adnkronos)