EURO: LONDRA, A RISCHIO TRATTATO DI AMSTERDAM
EURO: LONDRA, A RISCHIO TRATTATO DI AMSTERDAM

Londra, 2 mag. - (Adnkronos) - Basterebbe che un membro del Parlamento britannico - della Camera dei Lord o di quella dei Comuni - si alzasse e chiedesse un emendamento per cancellare l'articolo 35 (gia' noto come K7) del Trattato di Amsterdam: se cio' accadesse, il testo ratificato a Westminster diverrebbe diverso da quello approvato dagli altri 14 Paesi dell'Unione europea, e l'intero Trattato decadrebbe o andrebbe negoziato. Tale scenario - delineato da Torquil Dick-Erikson, un giurista inglese che vive a Roma, in un articolo sull'ultimo numero di ''The European Journal'' - e' tutt'altro che irrealistico. Rispondendo a due parlamentari, il governo di Londra ha infatti gia' espresso l'intenzione di modificare il documento e non potrebbe quindi respingere un emendamento in tal senso.

Una vera e propria ''mina'' istituzionale e' dunque piazzata sulla strada della ratifica del Trattato di Amsterdam (gia' noto come Maastricht2) in Gran Bretagna. L'articolo K7 (35 nella versione finale), al paragrafo 6, definisce la giurisdizione della Corte europea di giustizia. Si tratta essenzialmente di uno strumento volto a prevenire la secessione di membri dell'Unione. Non e' una questione peregrina, dal momento che proprio l'introduzione della moneta unica richiede la garanzia che l'Unione sia una costruzione duratura e non esposta al rischio di sgretolarsi per l'iniziativa arbitraria di uno dei membri. Se uno Stato decidesse un giorno di ritirarsi unilateralmente dalla Ue, la Commissione potrebbe portarlo davanti alla Corte accusandolo di ''violazione del Trattato'' e, secondo la giurisdizione accordatale appunto dal sesto paragrafo, la Corte stessa potrebbe condannare come ''illegale'' l'atto di secessione ed ordinare tutte le misure necessarie per porvi fine. (segue)

(Ses/Pn/Adnkronos)