MARCO POLO: STUDIOSA GB, ''IL MILIONE' NON E' FARINA DEL SUO SACCO
MARCO POLO: STUDIOSA GB, ''IL MILIONE' NON E' FARINA DEL SUO SACCO

Londra, 14 mag. (Adnkronos) - ''Il Milione''? Non e' tutta farina del sacco di Marco Polo. Il celebre libro, di cui e' andato perduto il manoscritto originale, racconterebbe solo in parte le avventure del viaggiatore e mercante veneziano, che si reco' in Asia nel 1271. Molti dei particolari sulle meraviglie dei paesi orientali sarebbero stati aggiunti molto tempo piu' tardi, nel corso del XV e XVI secolo, ''man mano che nuove informazioni geografiche si rendevano disponibili agli amuensi'' che contribuirono ad ingrossare il testo. A lanciare l'ipotesi e' Frances Wood, curatrice della Collezione Cinese della British Library di Londra, autrice tre anni fa di un libro che suscito' vasta eco internazionale, ''Did Marco Polo go to China?'' (Marco Polo e' mai stato in Cina?). La ricercatrice britannica illustrera' i suoi nuovi studi al VI convegno nazionale dell'Associazione per gli studi cinesi sul tema ''Cina: miti e realta''', che si terra' dal 21 al 23 maggio presso la Fondazione Giorgio Cini e l'Universita' Ca' Foscari di Venezia.

Senza voler ''demolire la figura di Marco Polo'', la dottoressa Wood torna, comunque, alla carica per ridimensionare il ruolo avuto dal mercante della Serenissima nella conoscenza medioevale dell'Asia. La studiosa -secondo le anticipazioni diffuse della relazione che terra' a Venezia- sostiene che tra il 1309 e il 1559 (anno della prima edizione del ''Milione'' a stampa) il testo base dettato da Marco Polo a Rustichello da Pisa in carcere, dopo la sua cattura da parte dei genovesi, venne continuamente arricchito da anonimi estensori con le nuove conoscenze geografiche riferite da vari viaggiatori italiani ed europei.

Marco Polo sarebbe, percio', da considerare solo come l'autore fittizio del testo il cui primo titolo fu ''Libro delle meraviglie del mondo'', come sarebbe un'invenzione letteraria il suo preteso viaggio nel Katai, dove avrebbe guadagnato la fiducia del Gran Khan. Si spiegherebbero cosi' l'assenza nel libro di riferimenti alla bevanda del te', alla fasciatura dei piedi o all'uso delle bacchette per mangiare, tradizioni secolari in Cina, che Marco Polo non avrebbe potuto non raccontare se davvero vi fosse stato.

(Pam/Gs/Adnkronos)