PAKISTAN: CLINTON VUOLE SANZIONI LEGGERE
PAKISTAN: CLINTON VUOLE SANZIONI LEGGERE

Washington, 30 mag. (Adnkronos) - Obbligata ad imporre le sanzioni automatiche approvate dal Congresso, l'amministrazione Clinton sta cercando di ammorbidirne l'impatto sul Pakistan. La Casa Bianca ha lanciato una ''caccia al cavillo'' per alleggerire il peso delle sanzioni sulla fragile economia del Pakistan, cui viene riconosciuto di avere effettuato i test in risposta agli esperimenti condotti dall'India nel Rajahstan gli scorsi 11 e 13 maggio. A Washington si sottolinea che Islamabad e' molto piu' dipendente di Nuova Delhi dagli aiuti e crediti internazionali gestiti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale: gli organismi finanziari internazionali suppliscono ad oltre il 50 per cento del finanziamento del deficit commerciale pakistano e le riserve di valuta straniera di Islamabad ammontano ad appena 1,3 miliardi di dollari, contro i 26,3 miliardi di dollari dell'India.

''Le sanzioni sono uno strumento, non un fine'', ha spiegato James Rubin, portavoce del dipartimento di Stato, dove si sottolinea che l'automatismo delle sanzioni rischia di punire piu' severamente il Paese ''meno colpevole''. La legge consente all'amministrazione solo di rinviare di 30 giorni l'applicazione delle sanzioni e di esentare gli aiuti umanitari, ma la Casa Bianca pensa al precedente della Cina: Washington impose le sanzioni dopo il massacro del giugno 1989 a piazza Tienanmen, ma al contempo spinse Giappone ed Unione Europea a votare a favore della concessione di crediti dell'Fmi e della Banca Mondiale. In questo caso, gli Stati Uniti si troverebbero nella condizione di esortare i vicini arabi ed islamici del Pakistan a fornire ad Islamabad quei crediti ed aiuti che le verrebbero negati dagli organismi finanziari controllati da Washington. (segue)

(Ses/Gs/Adnkronos)