PRIMO LEVI: OXFORD RIAPRE MISTERO MORTE, NON FU SUICIDIO
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PRIMO LEVI: OXFORD RIAPRE MISTERO MORTE, NON FU SUICIDIO
IL SOCIOLOGO DIEGO GAMBETTA RILANCIA IPOTESI INCIDENTE

Roma, 25 mag. (Adnkronos) - ''Una morte accidentale e' un evento pienamente compatibile con i fatti noti con certezza, e sembra persino piu' convincente del suicidio''. L'Universita' di Oxford riapre il mistero della morte di Primo Levi, avvenuta l'11 aprile 1987, e torna a materializzarsi l'ipotesi dell'incidente, sempre escluso dalla versione ufficiale, che parla di suicidio. Per il sociologo Diego Gambetta, torinese d'origine ma da piu' di quindici anni docente presso l'All Souls College dell'universita' britannica, la morte dello scrittore fu provocata molto probabilmente da un malore, che lo fece precipitare, a causa delle vertigini, mentre si affacciava alla tromba delle scale del palazzo di fine Ottocento a Torino in cui abitava. A parere di Gambetta tutta una serie di eventi ''lascia pensare che, anche qualora si trattasse di suicidio, certamente non fu un atto premeditato''.

Il saggio del professor Gambetta apparira' sul prossimo numero del periodico ''Belfagor'' ed e' il frutto di un'inchiesta di due anni, che ha consentito al docente di Oxford di ascoltare amici di Levi, medici, psichiatri e scrittori, tra i quali Walter Barberis, Franca Fubini, William Harris, Valeria Pizzini, Federico Varese, David Cohen, David Mendel ed Elio Toaff.

Il professor Gambetta riporta numerosi indizi e testimonianze che non comprovano il suicidio: una lettera allo scrittore Ferdinando Camon ''piena di attese e di progetti'', che Levi aveva imbucato pochi minuti prima della morte; l'appuntamento dato il giorno prima della scomparsa allo scrittore Giovanni Tesio per un'intervista autobiografica; le discussioni con un gruppo di amici sull'eventualita' di diventare presidente della casa editrice Einaudi, nell'ambito di un'operazione di salvataggio finanziario. (segue)

(Pam/Gs/Adnkronos)