ITALIA: UN'ERA DI OTTIMISMO NEL ''RAPPORTO DI PRIMAVERA'' (2)
ITALIA: UN'ERA DI OTTIMISMO NEL ''RAPPORTO DI PRIMAVERA'' (2)
DE RITA E MUCCI, DOPO L'INCORAGGIAMENTO I MOLTI ''SE''

(Adnkronos) - Ancora all'inizio dell'anno le 'anomalie italiane' (disoccupazione giovanile pressocche' costante; gap tecnologico ''del'' Paese pur in presenza di un ruolo primario delle imprese italiane; crescita della microcriminalita') caratterizzavano tutti i grandi rapporti annuali. Anche se il Censis prevedeva gia' nella primavera dal 1999 il rinascere di una vita sociale sulla base delle ''antiche radici''.

E da questa certezza storico-antropologica riparte l'analisi di Giuseppe De Rita e di Alberto Mucci nel Rapporto di Primavera. E qui De Rita, dopo aver incoraggiato l'Italia del 2000, come un buon padre di famiglia con dei figli disordinati e discontinui, elenca i ''se'' che condizionano il successo e la durata dell'ottimismo. E sono tanti. Per cominciare, ''parlando di new economy'' bisogna creare siti, portali e reti che vanno programmati con grande attenzione e competenza per non vivere soltanto di ''speranza del futuro''. E poi ''le nuove frontiere della "information technology" impongono una massiccia dose di investimenti in istruzione, di riorganizzazioni produttive e gestionali. In una parola: occorre attuare un profondo cambiamento culturale, a tutti i livelli. Un discorso di medio periodo, dunque, con riferimento ai risultati''.

Ma in attesa che le ''autostrade del sapere diventino agibili'' (il traguardo, ribadito dagli esperti, e' al 2003-2005) occorre rifarsi alla risposta classica: ''investimenti, consumi interni, esportazione''. E secondo De Rita e Mucci queste realta' si affrontano ancora con ''le cadenze di un tempo''. (segue)

(Pal/Pn/Adnkronos)