RUANDA: SUORE ACCUSATE GENOCIDIO, CHIESA NON TEME PROCESSI
RUANDA: SUORE ACCUSATE GENOCIDIO, CHIESA NON TEME PROCESSI
P. LIMGUYENEZA A FIDES, PROCESSO AVVICINERA' A VERITA'

Citta' del Vaticano, 19 apr. (Adnkronos) - ''La Chiesa non ha paura della verita' che emerga da una giustizia indipendente. Se si dimostra la colpevolezza dei suoi figli, la Chiesa rispettera' anche le conclusioni del processo''. Padre Venuste Limguyeneza, sacerdote ruandese che dal febbraio '95 vive in Belgio, a Waterloo, ha fiducia nel processo che si e' aperto due giorni fa in Ruanda contro suor Gertrude (Consolata Mukangango) e suor Marie Kisito (Julienne Mukabutera), accusate di aver preso parte al massacro di circa 7.000 persone presso il convento di Sovu (nelle vicinanze di Butare) nell'aprile 1994. Suor Gertrude era la superiore del convento di benedettine al quale era associato un centro medico.

''All'interno della Chiesa -dice il sacerdote a Fides, agenzia del dicastero vaticano per le missioni- quello che fa male e causa dolore e' vedere che in questo caso vi sono alcune religiose che accusano loro consorelle. E' bene che questo processo si faccia. La Chiesa non ha paura della verita'. In passato e in questi mesi la Chiesa e' stata accusata di voler nascondere i colpevoli. Ma in realta' la Chiesa non ha mai nascosto nessuno''. Il sacerdote respinge l'accusa che la Chiesa abbia cercato di nascondere le due religiose. ''Di fronte all'opinione pubblica mondiale si e' parlato del potere della Chiesa, del tentativo di nascondere e sottrarre il personale religioso alla giustizia umana, e dunque di una Chiesa che vuole falsificare la verita'. E' un'accusa del tutto gratuita''.

Padre Limguyeneza conosce personalmente le due suore, che si sono sempre dichiarate innocenti. ''Sono delle religiose molto comuni, niente di straordinario. Suor Gertrude, la superiora, e' divenuta superiora per elezione, per le sue qualita' umane, di buon senso: non mi pare una genocidiaria''. Il principale accusatore delle religiose e' Emmanuel Rekeraho, capo della milizia locale di Sovu, responsabile del massacro. Rekeraho ha presentato appello dopo la sua condanna a morte in Rwanda. Secondo l'accusa le due religiose avrebbero aiutato la milizia locale a massacrare le persone che avevano cercato rifugio nel loro convento.

(Mbr/Pe/Adnkronos)