NOTIZIE FLASH: 1/A EDIZIONE - LA CRONACA (5)
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Palermo. ‘’Il timbro sulla tessera di Provenzano ce l’ho messo io, ma la sua foto non c’entra niente con quella vista sulla stampa, io ho visto la foto di un mezzo cadavere, una persona vecchia, scarna, molto decadente...’’. E’ il 17 settembre del 2005, quando Francesco Campanella, ex Presidente del Consiglio comunale di Villabate, piccolo centro del palermitano, e da appena un giorno collaboratore di giustizia, confessa ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo di avere falsificato la carta d’identita’ del superboss latitante Bernardo Provenzano, che nel 2003 gli consenti’ di andare piu’ volte in auto fino a Marsiglia per sottoporsi a diversi interventi chirurgici. Campanella, ex bancario, che gia’ dalla primavera scorsa aveva iniziato a raccontare ai pm i retroscena tra mafia e politica, parla del suo rapporto con Nicola Mandala’, presunto boss di Villabate, finito in carcere nel gennaio del 2005 nell’ambito di una maxioperazione contro i fiancheggiatori di Provenzano. ‘’...Si presenta Mandala’ allo studio da me - sostiene Campanella nell’interrogatorio - con la tessera originale di Gaspare Troia (il nome usato dal boss Provenzano per farsi operare in Francia ndr) in bianco e la fotografia di Bernardo Provenzano. Per la verita’, io in quell’istante non sapevo che era Bernardo Provenzano e mi dice: ‘devi sistemare questa tessera’, mi ha consegnato le cose oscurando con il suo giubbotto la telecamera a circuito chiuso che c’e’ sempre in banca, e ha protetto le cose che mi stava consegnando’’. (segue)

(Pab/Zn/Adnkronos)