LIBRI: 'CONFESSIONI DI UN FAZIOSO', DA ALMIRANTE ALLA SVOLTA DI AN
LIBRI: 'CONFESSIONI DI UN FAZIOSO', DA ALMIRANTE ALLA SVOLTA DI AN
STAITI DI CUDDIA DELLE CHIUSE E LA POLITICA DAGLI ANNI '50 AI NOSTRI GIORNI

Roma, 26 feb. - (Adnkronos) - Esce nelle librerie italiane un libro ‘politicamente scorretto’: ‘Confessione di un fazioso’ (Mursia, pp. 264, euro 16). A firmarlo e’ un uomo che ha molto vissuto e percio’ tanto ha da raccontare: Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse. Quando ancora dichiararsi di destra in Italia era una sfida, lui era gia’ un ‘fazioso fascista’. Militante del Msi a sedici anni, e’ stato parlamentare e membro della segretaria del partito fino al 1991, quattro anni prima della nascita di Alleanza nazionale dalle ‘acque di Fiuggi’. ‘’E’ una cavalcata in 50 anni di vita italiana –dice l’autore- Certo il filo rosso e’ la politica, ma ci sono anche memorie e donne, la vita e i luoghi: Portofino, Milano e Ibiza. E ancora un succedersi di personaggi, aneddoti ed emozioni che valeva la pena raccontare’’.

In politica e forse nella vita, come scrive Massimo Fini nella prefazione, Tomaso Staiti ‘’e’ sempre stato un borderline’’. Come maestro politico ha avuto Pino Romualdi, Franco Petronio l’amico che gli e’ rimasto nel cuore. ‘’Nella mente di Romualdi –rivela il saggista– Petronio era il segretario ideale del Msi. Lo fermo’ soltanto la sua dipendenza dall’alcool’. Queste pagine sferzanti raccontano dunque l’evoluzione della destra italiana, da Giorgio Almirante a Gianfranco Fini. Ma piacera’ molto anche a sinistra la narrazione di questo figlio ribelle che nell’Italia del dopoguerra si ritrova dalla parte dei ‘vinti’.

‘’Fino a un certo anno, pero’, non mi sentivo definitivamente sconfitto –racconta l’ex deputato del Msi, che nel 1995 ha partecipato alla fondazione del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore- Ce ne siamo accorti negli anni ’70 che la guerra era persa. E dovevamo renderci conto che la sconfitta era definitiva. Ma ho sempre scelto la storia di quelli che perdono, la loro dignita’ –incalza Staiti- Anzi, ho imparato a giudicare gli uomini dal modo in cui muoiono. I miei ultimi eroi? Jose’ Antonio Primo de Riveria, Che Guevara (tradito da tutti), Bastien Thierry (mandato a morte da De Gaulle) e il ‘comunista’ Salvador Allende, che accetta di morire con il mitra in mano’’.

Quanto a lui, non esita a definirsi ‘’fascista per convinzione e non per convenienza’’. E questo, rimarca Staiti, ‘’significa non cadere nel politicamente corretto. A me dava noia l’esibizionismo dell’Msi, quelli che hanno sfruttato l’eredita’ del fascismo, il suo folclore, senza vedere quello che andava abbandonato per scegliere invece di ritenere alcune idee forza, come ha ben fatto Pino Romualdi, tra i pochi a saper cogliere la realta’ e le sue sfide’’. (segue)

(Red/Col/Adnkronos)