CUBA: W. POST, LA GUERRA DEI SIMBOLI CON WASHINGTON
CUBA: W. POST, LA GUERRA DEI SIMBOLI CON WASHINGTON
'SCONTRO' DI TABELLONI DAVANTI ALLA SEZIONE D'INTERESSI USA ALL'AVANA

L’Avana, 21 mag. - (Adnkronos) - E’ un conflitto in cui tacciono le armi ma risuonano le parole, parlano i simboli e le immagini. Tra Cuba e Stati Uniti ci si combatte cos, frasi sul muro con cui l’uno sbeffeggia l’altro, tirando in ballo concetti come ‘il mondo libero’, ‘gli abusi del mondo libero’, ‘il comunismo’ ed il ‘liberismo pi sfrenato’. L’arma il tabellone, quello che la sezione di interessi degli Stati Uniti all’Avana usa per ricordare alla gente della capitale che la libert non risiede nell’isola, e quello che il regime del presidente Fidel Castro trasforma a sua volta in un megafono per la sua replica. Qualche volta, si legge sul Washington Post, ai cubani vengono sciorinate frasi pi leggere come quelle del comico George Burns, intento ad interrogarsi, nella traduzione in spagnolo, su “quanto sia triste che tutte le persone che saprebbero come gestire questo Paese guidino invece taxi o taglino i capelli”.

Altre volte sul cartellone si leggono frasi che vanno pi a fondo e che terminano con un semplice interrogativo in cui implicita la risposta: “In un Paese libero non hai bisogno del permesso per partire, si pu considerare Cuba un Paese libero?”. La risposta resta nelle teste dei cubani che si trovano a passare l davanti. Ma Castro non resta certo a guardare. Una volta sono state piantate ben 148 bandiere su aste lunghe, tanto da schermare il cartellone.

“Quel Fidel davvero in gamba, molto in gamba”, il commento per l’accorgimento fatto da Luis Garcia, un pensionato che vive nei paraggi. “Non ho il tempo di leggere le frasi”, dice invece Osman Gonzalez, autista di un autobus che vive praticamente davanti alla sezione d’interessi di Washington. (segue)

(Abi/Col/Adnkronos)