PARLAMENTO: VERSO SI' BIPARTISAN A TUTELA UE PER 11 LINGUE REGIONALI/ADNKRONOS
PARLAMENTO: VERSO SI' BIPARTISAN A TUTELA UE PER 11 LINGUE REGIONALI/ADNKRONOS
DOPO POLEMICHE SU ITALIANO IDIOMA 'UFFICIALE' RIAVVICINAMENTO TRA I POLI

Roma, 30 set. (Adnkronos) - Se l'italiano 'lingua ufficiale della Repubblica' ha spaccato in due gli schieramenti, l'occitano, il ladino e il franco-provenzale potranno sanare la frattura. Nel marzo scorso la Camera ha approvato in prima lettura la proposta di legge costituzionale che riconosce l'italiano quale idioma ufficiale del Paese, rimediando ad una 'dimenticanza' dei costituenti. Il si' di Montecitorio e' stato accompagnato da roventi polemiche tra maggioranza e opposizione e all'interno degli stessi schieramenti. Ora pero' e' in vista un riavvicinamento delle posizioni e si viaggia verso un si' bipartisan alle proposte (una del governo e tre parlamentari) di ratifica dell'accordo sulla 'Carta europea delle lingue regionali o minoritarie', firmato anche dal nostro Paese sette anni fa a Strasburgo ma che fino ad ora non ha ancora ricevuto il sigillo delle assemblee parlamentari.

Ben undici idiomi beneficeranno dei diritti loro riservati dalla Carta europea: l'occitano, il catalano, il ladino, il franco-provenzale, lo sloveno, il croato, l'albanese, il friulano, il sardo, il greco ed il tedesco. Lingue che segnano la vita pubblica e privata di molte comunita', sparse su tutto il territorio nazionale, accanto, naturalmente, all'italiano. Persino la Lega, che in aula aveva fatto fuoco e fiamme contro l'inserimento dell'italiano lingua ufficiale della Repubblica in Costituzione, in assenza di una adeguata tutela di altre lingue 'locali', sembra voler rinunciare a suonare i tamburi di guerra. Il Carroccio non rinuncera' invece all'emendamento gia' annunciato che inserisce il veneto, considerato una vera e propria lingua, nella lista degli idiomi da salvare, valorizzare e tutelare.

Il nostro Paese, comunque, non parte da zero, anzi. La legge 482 del 1999, infatti, aveva anticipato i tempi consentendo alle popolazioni che parlano queste lingue di esercitare diritti previsti dalla Carta europea. Come quello di prevedere nelle scuole materne l'uso della lingua di minoranza per le attivita' educative e come strumento di insegnamento in quelle elementari e secondarie di primo grado. (segue)

(Fer/Gs/Adnkronos)