VATICANO: SARTE,TRADUTTRICI E CONTADINE, L'OPERA DELLE SUORE DI CLAUSURA DEL PAPA
VATICANO: SARTE,TRADUTTRICI E CONTADINE, L'OPERA DELLE SUORE DI CLAUSURA DEL PAPA
L''OSSERVATORE ROMANO'' INTERVISTA MADRE MARIA SOFIA CICHETTI, BADESSA DELLA COMUNITA' BENEDETTINA 'MATER ECCLESIAE'

Citta' del Vaticano, 25 ago. - (Adnkronos) - ''Per noi stata una grazia e un privilegio poter stare qui nel centro della Chiesa, soprattutto accanto al Papa e ai suoi collaboratori. stata un'esperienza di apertura del cuore alla Chiesa universale. vero che nei monasteri si prega sempre per il Papa e per la Chiesa intera, ma qui c' stata anche una vicinanza fisica. La nostra stata una presenza monastica, claustrale: pur rimanendo nel nostro monastero abbiamo cercato di vivere pi pienamente la nostra consacrazione al Signore e, soprattutto, di offrire la preghiera quotidiana per il Pontefice, per il suo ministero, per le sue intenzioni, per i bisogni della Chiesa e di tutto il mondo. Oltretutto, stata un'esperienza arricchente e gioiosa, perch, da quando il 7 ottobre 2004 siamo arrivati qui, abbiamo potuto incontrare di persona il Papa, che per ben tre volte venuto a celebrare la messa nella nostra cappella: la prima volta stata il 2 luglio 2005, la seconda il 21 marzo 2006 e l'ultima il 3 luglio 2009. In queste occasioni abbiamo potuto incontrarlo, parlargli e ricevere la sua benedizione.''. Esordisce cosi' in un'intervista all'Osservatore Romano la badessa madre Maria Sofia Cichetti, a capo della comunita' benedettina del monastero Mater Ecclesiae, dopo cinque anni di permanenza in Vaticano.

''Siamo una comunit -spiega la badessa- formata da sette benedettine provenienti da vari continenti: una filippina, un'americana, due francesi e tre italiane. La vita comunitaria stata molto bella, ma non priva di difficolt, perch pur seguendo tutte lo stesso spirito benedettino, la stessa regola, lo stesso ideale, abbiamo mentalit diverse, provenendo da culture e da nazioni differenti. Per fare comunione abbiamo dovuto impegnarci in modo particolare. Siamo convinte che lo Spirito Santo a fare l'unit, ma occorre la nostra collaborazione. Un'altra esperienza bella stata l'ospitalit nei riguardi dei fratelli che hanno bussato alla nostra porta. Infatti, pur essendo claustrali, separate fisicamente dal mondo, non siamo distaccate spiritualmente dai nostri fratelli: anzi, siamo qui proprio per la loro salvezza, per il loro bene. Tutta la nostra offerta per loro ed essendo benedettine, l'ospitalit per noi strutturale, essenziale. Dice san Benedetto: l'ospite per noi Cristo stesso che viene a visitarci. Parliamo anzitutto di ospitalit del cuore, cio di aprirci ai bisogni degli altri, nella preghiera e nell'affetto''.

Non solo. ''C' poi l'accoglienza delle persone, che ovviamente riceviamo in parlatorio -spiega all'Osservatore Romano'' madre Maria Sofia Cichetti- e non all'interno del monastero, data l'esiguit degli spazi e la legge della clausura. Questa accoglienza stata sempre semplice, fraterna, gioiosa. Molte persone sono venute per chiedere consiglio, preghiere e, soprattutto, per essere accolte e ascoltate. Notiamo che nel mondo di oggi c' poco tempo per l'ascolto: si corre, si ha troppa fretta. A volte le persone avevano bisogno solo che qualcuno fraternamente ascoltasse le loro pene, le loro difficolt. Abbiamo cos intessuto delle amicizie che continueremo a coltivare con la preghiera quando torneremo a casa. Altro elemento positivo stato l'ospitalit offerta ai gruppi di ogni Paese venuti a pregare nella nostra cappella. Sostavano per l'adorazione eucaristica, per il rosario, per la messa e al termine della preghiera ci chiedevano un pensiero, una parola''. (segue)

(Sin/Ct/Adnkronos)