Libri: storia e stranezze di Guido Keller, L'Aquila di Gabriele D'annunzio
Libri: storia e stranezze di Guido Keller, L'Aquila di Gabriele D'annunzio
Alberto Bertotto racconta il pilota futurista che lancio' il pitale a Montecitorio

Roma, 5 feb. - (Adnkronos) - Asso della nascente aeronautica militare italiana, eroe pluridecorato durante la grande guerra, il barone Guido Keller von Kellerer (1892-1929), insofferente di ogni conformismo e compromesso, visse gagliardamente ogni momento della sua vita breve ma intensa, precocemente interrotta da un incidente stradale. Patriota e irredentista, sensibile alle suggestioni delle piu’ dinamiche avanguardie del Novecento, e in particolare del futurismo, fu uno fra i protagonisti dell’impresa fiumana al fianco di Gabriele D’Annunzio e raggiunse fama internazionale quando, per protestare contro il trattato di Rapallo che precludeva l’annessione della citta’ adriatica all’Italia, scaglio’ dal suo aereo un pitale in ferro smaltato contro Montecitorio dopo un’avventurosa trasvolata sulla capitale. Al manico era legato un mazzo di rape e di carote, con un nastro rossoi e la scritta: ‘Guido Keller, ala azione nello splendore’. Sul Vaticano aveva invece lanciato una rosa bianca, con una dedica a Frate Francesco, mentre sul Quirinale fece piovere sette rose rosse, offerte in dono alla Regina e al popolo d’Italia.

Ora un importante libro di Alberto Bertotto, ‘L’uscocco fiumano. Guido Keller fra D’Annunzio e Marinetti’ (Sassoscritto editore, Firenze, pp. 192, euro 15), ripensa la storia di questo strano personaggio che gli scatti in bianco e nero immortalano con capelli e barba perennemente arruffata, circondato da un alona di leggende per le sue imprese di armi e di sesso. Ma queste pagine danno anche una nuova letura della storia italiana dal primo conflitto mondiale all’avvento del fascismo. Nessuno senti’ mai Keller alzare la voce. Sul piu’ bello di una discussione, quando stava per convincere l’interlocutore, ti lasciava senza concludere la sua vittoria dsialettica. Se mai sorrideva, era il sorriso di un fanciullo. Si portava sempre dietro un teschio gialliccio, recuperato non si sa dove.

Come pilota era sempre il primo a levarsi in volo e nella cabina di pilotaggio del suo aereo, aveva biscotti e un servizio da te’. Un vero e proprio dandy, cone la sua genialita’ e stranezze: quella di tenere con se’ un asinello che batezzo’ ‘Camillino’, o quello di rimanere in silenzio quando aiutava le famiglie in difficolta’. I colleghi lo avevano soprannominato Frate Francesco, ma lui girava nudo per il campo d’aviazione e alle brande delle caserme preferiva un albero o una grotta. Era un futurista, tanto eccentrico a terra quanto coraggioso nei cieli con il suo asso di picche. Controllava tutti i bulloncini del suo areo e non si separava mai da un’aquila delle Alpi Dinariche che aveva addestrato con certosina pazienza e chiamanta come lui, Guido. Un giorno D’Annunzio, per scherzo, la fece rapire ma dovette restiturla subito a scanso di guai con il suo strano padrone. (segue)

(Gkd/Zn/Adnkronos)